Il caso Mercadante: l’ennesimo funerale della trasparenza

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La ormai conclamata diatriba tra Comune di Napoli e Regione Campania sulla questione del teatro Mercadante sembra proprio non avere fine e si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari. Un ulteriore strappo si è consumato in questi ultimi giorni con l’Assessore regionale alla Cultura, Caterina Miraglia, che ha confermato il sostegno all’economista Adriano Giannola (il presidente revocato dal sindaco De Magistris dopo l’assunzione ‘opaca’ a tempo indeterminato di 15 unità e il rinnovo del contratto al direttore artistico Luca De Fusco).

La Miraglia ha parlato di «revoca unilaterale e irrituale» ma il sindaco è andato al contrattacco, bollando la delibera che tiene in sella Giannola come «atto gravissimo» e annunciando una battaglia per la trasparenza.
Già, la trasparenza: strombazzata a destra e a manca durante le campagne elettorali ma che puntualmente viene inquinata dalla solita nube tossica in cui si mescolano intrighi politici, logiche localistiche e favori familistici.

Sia chiaro, ancora nulla è accertato; saranno le indagini, attualmente in corso, a far venire fuori un quadro più limpido della situazione ma è francamente difficile non peccare di malizia davanti allo scenario che si è generato nell’arco dell’ultimo mese.
Su un concorso per 15 assunzioni per la storica sala di piazza Municipio – come noto – ben 9 posizioni sarebbero state occupate da persone che già appartenevano alla cerchia del “Napoli Teatro Festival”, la kermesse guidata dal superdirettore Luca De Fusco (che è anche al vertice del Mercadante) e di cui è socio fondatore la stessa Miraglia. Cugini, fidanzati, amici, amici degli amici: qualcuno diceva che con l’arte non si mangia, ma a quanto pare, invece, ci possono mangiare tranquillamente intere famiglie. Le irregolarità sarebbero parecchie: tempi troppo stretti intercorsi fra la pubblicazione del bando e la sua scadenza e fra la convocazione dei colloqui e i colloqui stessi; esame affidato esclusivamente a membri interni al Teatro (quando sarebbe opportuna la presenza anche di giudicanti esterni), colloqui a porte chiuse, mancata pubblicazione della graduatoria degli esclusi e dei partecipanti alle preselezioni.
Secondo De Magistris ci sarebbe «un’asse De Fusco-Miraglia-Caldoro-Giannola»; quest’ultimo, invece, ha cercato di aggirare la questione dichiarando che «l’unico obiettivo su cui lavorare nelle prossime settimane è presentarsi alla corsa del Mercadante per la nomina a “Teatro Nazionale” con un management quanto più solido possibile».
Per ulteriori aggiornamenti bisognerà attendere le prossime settimane; ciò che possiamo attualmente affermare è che di certo ormai la figuraccia è stata fatta e che se l’intento era quello di far promuovere il Mercadante a rango di teatro nazionale, ciò che sta avvenendo in questi giorni non va assolutamente in quel verso, soprattutto perché la commissione ministeriale che sceglierà i Teatri Nazionali (se il Mercadante non vi rientra sarà declassato a sala di provincia) pretende, tra i loro requisiti principali, la trasparenza della governance, quella trasparenza che chiedono fortemente anche i membri di un comitato creato ad hoc per la questione, i quali – attraverso un comunicato – hanno richiesto a chiare lettere l’annullamento di un bando che a loro detta è palesemente irregolare: «trattandosi di una “comunicazione nazionale” di una struttura legata alla promozione della cultura e dell’arte di Napoli, struttura che vive prevalentemente di finanziamenti pubblici, crediamo che, al di là delle dispute giuridiche sulla differenza fra bando, avviso e concorso pubblico, queste assunzioni debbano garantire il massimo livello di trasparenza possibile».
Staremo a vedere.

Pietro Simonetti

Nato a Napoli nell’agosto dell’Ottantatré, cresciuto attorno al rione San Paolo di Casoria a pane, pallone e musica rock. Dopo la maturità scientifica conseguita col minimo dei voti cambia decisamente rotta laureandosi in Storia con centodieci. Oltre al Napoli, ama tutto ciò che riguarda libri e dischi. Da sette anni padrone di un meticcio di nome Polly che lo ha avvicinato tantissimo al mondo dei cani e degli animali in genere. Vive sognando, in particolare girare il mondo in camper con la sua Anna, e parlare, un giorno, di fuorigioco e tattica con suo figlio allo stadio, oltre, ovviamente, a crescere sempre di più nel campo del giornalismo…ma non solo.