Sarà un addio triste per noi…

Forse va via e, se così sarà, sarà festa per voi: per i perdenti cronici, per quelli che <<Chi non salta è juventino>> pure se stiamo vincendo 10 a 0 contro il Poggibonsi o se stiamo conquistando uno scudetto contro l’Inter.
Sarà festa per voi: per gli ex calciatori che hanno al massimo calcato i campi della B o, se sono arrivati in A, potevano al più portare acqua in campo e borse fuori; per i giornalisti che hanno attaccato Benitez, Sarri, Spalletti, e per coerenza hanno infelicitato il biennio a Conte.
Sarà festa per voi: per i pennaioli che, senza averne nessun titolo, si sono elevati al rango di opinionisti tecnici con tanto di lavagnetta, al rango di preparatori atletici con tanto di soluzioni tascabili per i problemi fisici di quest’anno, al rango di uomini mercato con tanto di ironia su Alisson Santos. Già, su Alisson Santos…
Sarà festa per voi: per quanti, da settembre a oggi, hanno chiarito che <<Conte è un grande allenatore, però…>>, che <<Conte ne sa più di me, ma io…>>; per i tifosi da divano, per i tifosi da <<Ma che ci vai a fare allo stadio se il campionato è finito?>>.
Sarà festa per voi: per quanti hanno condotto e fatto svolgere trasmissioni intere in cui si è parlato solo e soltanto del Mister, trasmissioni in cui mai nessuno ha speso una parola per chi ha tenuto la barra dritta e la squadra compatta in mesi che, con qualunque altro tecnico, sarebbero valsi un decimo posto.
Sarà festa per molti che non frequentano il Maradona ogni santa volta che il Napoli va in campo, per chi non può, non sa, non vuole capire il legame viscerale che si è creato fra il cuore pulsante del tifo azzurro e Antonio da Lecce, Antonio lo juventino, Antonio Conte.
Sarà un addio triste per noi, per chi ha marciato per due stagioni, dopo essere marcito nel 2023/24, dietro il condottiero del quarto scudetto, dietro il leader della vittoria in Supercoppa. Sarà un addio triste per chi, pur avendo ancora fra occhi e cuore lo spettacolo sarriano e l’apoteosi spallettiana, ha amato alla follia quell’uomo del sud sempre ingrugnito, sempre incazzato, a volte piagnone, non di rado urticante ma quanto, quanto cazzo vincente, quanto appassionato, quanto più napoletano dei giornalistitecnicilavagnettaripresuntitifosi.
La gioia del Mister la sera della conquista del quarto scudetto rimane una delle pagine più belle della nostra storia recente, come tutte le istantanee delle sue esultanze rabbiose resteranno in eterno scolpite nella memoria di chi ama quella maglia.
Se Conte andrà via, gli opinionisti e i lavagnettari falliti troveranno subito un altro povero Cristo da mettere in croce quando <<ne parliamo il lunedì>>, con la scusa che quello sia <<il bello del calcio>>, lo sport in cui si gioisce se <<si gonfia la rete>>.
Quanto a noi, che rinnoveremo l’abbonamento e saremo ancora e sempre lì, a prendere sole, vento, pioggia, sconfitte, vittorie: quanto a noi, dicevo, saremo grati per sempre al Mister Conte, se davvero andrà via, e cominceremo ancora da zero, amando e sostenendo sempre chi si accomoderà su quella panchina. Ecco, forse è questo che non va a giù a chi si accomoda in poltrona in uno studio tv perché non gli è riuscito di sedere in panchina.
Resta con noi, Mister: se così non sarà, Napoli – quella che tifa davvero, non quella che ama il circo e fa solo circo – ti sarà grata per sempre. E per sempre legata.

Andrea Carpentieri è dottore di ricerca in filologia classica, ed ha al suo attivo diverse pubblicazioni nell'ambito degli studi di letteratura latina. Ex agonista nel karate, ha avuto la fortuna di vincere trofei e medaglie nazionali ed internazionali nella specialità del kumite (combattimento). Che si tratti di letteratura, lingue vive o morte o arti marziali, ogni giorno prova ad insegnare, cercando però, soprattutto, di continuare ad imparare.