La Roma di Virginia Raggi: una gestione che lascia tutti perplessi

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di Alessandro D’Orazio

Era il 5 giugno 2016, quando con 461.190 voti ottenuti al primo turno delle elezioni amministrative, Virginia Raggi risultò il candidato più votato nella città di Roma; il successivo 19 giugno vinse il ballottaggio con 770.564 voti, prevalendo sull’esponente del PD Roberto Giachetti e diventando così il più giovane Sindaco della storia di Roma (oltre ad essere, allo stesso tempo, anche la prima donna a ricoprire tale carica).

 

Tuttavia, nel corso di questi anni, diversi sono stati i grattacapi che la Raggi ha dovuto affrontare nella gestione della Capitale d’Italia. Tra le varie vicissitudini vanno ricordati anche i due procedimenti penali aperti a suo carico. Il 24 gennaio 2017 viene infatti indagata per falso ideologico e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulla nomina a capo del dipartimento turismo di Renato Marra, il cui fratello Raffaele, ex capo del personale, era stato arrestato per corruzione. Il processo terminerà il 10 novembre 2018 con l’assoluzione in primo grado poiché “il fatto non costituisce reato”.

 

Nel febbraio 2017, invece, è risultata indagata per abuso d’ufficio con Salvatore Romeo per la nomina di quest’ultimo a capo della segreteria politica del Campidoglio; tuttavia anche in tale circostanza, il processo terminerà con un nulla di fatto: archiviato il 20 febbraio 2018.

 

Nonostante le vicende giudiziarie in parola, numerose sono state le critiche mosse al primo cittadino di Roma relativamente alla gestione politica dell’Urbe. A cominciare dalla vicenda della liquidazione della società Roma Metropolitane, per la quale il PD aveva chiesto alla Raggi le dimissioni; per proseguire poi con le contestazioni formulate dal versante opposto, quello del centrodestra, dove un risoluto Matteo Salvini lamenta, un giorno sì e l’altro pure, le insanabili problematiche romane: dai dissestati manti stradali, alla inefficienza dei trasporti pubblici. Senza contare i continui roghi tossici dei rifiuti e le vicende di cronaca nera che hanno visto protagonista la Capitale nell’ultimo periodo (le uccisioni della giovane Desirèe e del carabiniere Cerciello Rega su tutte).

 

A tal riguardo, lo scorso 19 ottobre dal palco di piazza San Giovanni, è stato proprio lo stesso leader leghista a tuonare contro la Sindaca: “Vorrei una Roma più sicura e più pulita, vi chiedo una mano per mandare a casa Raggi e Zingaretti”. Parole ancor più aggressive, poi, da parte del governatore del Veneto Luca Zaia: “Come amministratori veniamo qui a dire alla Raggi che i topi e i rifiuti si possono gestire: portiamo un modello di buona amministrazione”. Insomma, alla fine dei conti, ciò che emerge è una gestione politica contestata da più versanti e che al momento non sembra aver entusiasmato gran parte dei romani. Prove tecniche di un miglioramento in atto?

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.