Lotta o fuga

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di Alfredo Carosella

Iniziano ad emergere le prime responsabilità per la strage di Capodanno a Crans-Montana che ha suscitato sgomento e dolore anche per il numero e la giovane età delle vittime. Insieme al cordoglio, mentre sono in corso gli accertamenti delle autorità giudiziarie, in tanti si chiedono come sia potuta accadere una simile tragedia. Non è la prima volta che in un locale pubblico si innesca un incendio a causa delle fontane luminose: pochi giorni prima di Capodanno, ad Ariano Irpino, le fiamme sono partite dalla torta nuziale colpendo alcuni tendaggi e il controsoffitto. Lo sposo si è ustionato e alcuni invitati sono ricorsi alle cure mediche per lievi intossicazioni da fumo. Anche questo incidente, come quello ben più grave di Crans-Montana, è stato documentato dai video dei partecipanti alla festa.

È sempre più diffuso l’uso di portare in trionfo bottiglie di prosecchi o champagne e torte adornate da fontane luminose. A quanto pare, non ci accontentiamo più di soffiare su delle semplici candeline, o di baciare la sposa al momento del taglio della torta, o di ordinare una bottiglia da bere al tavolo riservato con gli amici (anche se minorenni): tutto deve essere spettacolarizzato, filmato e condiviso sui social network.

Senza contare ciò che accade in Italia per festeggiamenti di vario genere e in particolare a Capodanno: l’ultimo bilancio è di un morto e 283 feriti, con 770 interventi dei vigili del fuoco.

A Casoria (NA), i petardi hanno provocato l’incendio di tre auto e danneggiato un intero palazzo, compreso tre attività commerciali per le quali è partita una raccolta fondi solidale.

Il caso più emblematico è quello del turista romano che ha perso tre dita sparando petardi e, dopo essere stato dimesso dall’ospedale, è tornato a fare esplodere botti ferendosi anche a un occhio.

Ogni anno, va detto, si moltiplicano le ordinanze sindacali che vietano l’uso dei petardi, gli avvisi riguardo la loro pericolosità, le campagne di sensibilizzazione animaliste, e si spara sempre meno. Si cercano alternative all’uso dei fuochi pirotecnici, per esempio con l’uso scenografico di droni luminosi. Eppure, il bilancio delle vittime e dei danni è sempre troppo alto.

Si tratta di situazioni diverse, è chiaro: le vittime della festa in Svizzera non hanno alcuna colpa. Erano nel posto sbagliato al momento sbagliato, come chi viene investito da un’automobile o ucciso dal gesto di un folle. Chi ha figli adolescenti sa quanto sia difficile lasciarli uscire, insieme ai coetanei, in un mondo sempre più lontano da quello che conoscevamo qualche decennio fa.

C’è però una domanda che si sono posti in tanti e sta scatenando furiose polemiche: perché alcuni ragazzi sono rimasti a filmare l’incendio e non sono scappati? È evidente che non ci sia stata la percezione del pericolo, ma perché? All’inizio doveva sembrare qualcosa di gestibile e qualcuno ha anche tentato di spegnere il fuoco, non immaginando che all’improvviso potesse esserci quell’evento che ci stanno spiegando in questi giorni: il flashover: un fenomeno pericolosissimo che vede il fuoco propagarsi all’improvviso come in un’esplosione. A quanto pare, si è innescato quando qualcuno ha rotto le finestre per scappare o fare entrare aria nel locale che si stava riempiendo di fumo.

Adesso c’è chi sostiene che lo schermo degli smartphone ha creato una distanza allontanando il pericolo, trasformandolo in qualcosa da condividere. C’è chi ci ricorda che tanti anni fa frequentavamo locali pieni di materiali infiammabili dove fumavamo sigarette e quanto altro, ignari di qualunque rischio. C’è chi ci spiega che il cervello a volte si blocca, soprattutto quando si è in gruppo e nessuno fugge davanti a una potenziale minaccia.

Tutto giusto ma forse c’è dell’altro se proviamo a esaminare altri eventi, molto diversi tra loro, nei quali si può percepire una sottovalutazione del rischio, come è avvenuto al citato turista che è tornato a fare esplodere petardi dopo aver perso tre dita, o all’ uomo di quarantotto anni che ha fermato la sua moto per farsi dei selfi con un’orsa incrociata su una strada rumena ed è finito sbranato dall’animale. Il turista si commenta da solo, sorprende la vicenda del motociclista, mentre per i ragazzi, come si è già detto, le responsabilità vanno cercate altrove. “Incoscienti giovani”, canta Achille Lauro, e lo siamo stati anche noi che non perdoniamo un attimo di esitazione che si è rivelato fatale, ma il fenomeno è più ampio: ci sono troppi adulti che sottovalutano o non sanno riconoscere i rischi potenziali.

In molti corsi di formazione, in particolare quelli per venditori, si insegna a dover fare una buona impressione nei primi sette secondi di un incontro. Si dice che sia il tempo occorrente alla mente umana per valutare chi abbiamo di fronte e che tale abilità provenga dal nostro patrimonio genetico: dall’uomo preistorico che aveva pochissimo tempo per valutare ciò che gli si parava di fronte all’improvviso. Pochi attimi per attivare l’adrenalina che porta la dilatazione delle vie aeree e l’aumento del battito cardiaco e del glucosio per passare all’azione e innescare la reazione “lotta o fuga”. Adrenalina che, però, se in eccesso, può anche alterare le funzioni motorie e cognitive portando ansia, blocco fisico, attacchi di panico. Cosa ci sta succedendo?

Il "Domenicale News" fondato e diretto da Pasquale D'Anna nel 2011, nasce dall'idea e dai bisogni di un gruppo di persone che attraverso il giornale e l'Associazione culturale Kasauri, editrice dello stesso, concretizzano la voglia e l'aspirazione di un desiderio di informazione libera, indipendente e generalista. Resta immutata la volontà di rivolgerci ad un pubblico che dalle idee è incuriosito perchè "Il Domenicale" è soprattutto frutto di una idea.