“Me Too”: genesi e diffusione di un movimento mai del tutto recepito in Italia

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di Alessandro D’Orazio

A partire dall’ottobre 2017 si diffuse, come ricorderanno in molti, il movimento “Me Too”; si trattava di una serie di iniziative volte a denunciare e prevenire allo stesso tempo violenze sulle donne anche attraverso la vasta eco mediatica dei social media, sensibilizzando l’opinione pubblica internazionale circa la necessità di adottare misure concrete contro le molestie di genere.

 

Il movimento salì peraltro alla ribalta a seguito di fatti di cronaca che coinvolsero il produttore statunitense Harvey Weinstein, causando accese polemiche in gran parte dei Paesi Occidentali. Tra le attrici che denunciarono le violenze di Weinstein ve ne furono di note; oltre all’italiana Asia Argento, infatti, si resero protagoniste anche Salma Hayek, Rose McGowan, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Cara Delevingne, Mira Sorvino, Rosanna Arquette e Lea Seydoux.

 

A distanza di pochi mesi, però, il movimento sembra essersi ridimensionato e tanto più nel nostro Paese pare non essere stato mai sufficientemente recepito. L’attenzione riservata a questo tipo di protesta non ha sortito in Italia gli effetti sperati e non appena le notizie di cronaca hanno smesso di provocare il naturale clamore mediatico, tutto è svanito.

 

Probabilmente il motivo di tale accadimento è dovuto al fatto che la nostra società, ancora poco avvezza ad un paritario trattamento di genere, arranca a riconoscere una evoluzione oramai evidente a tutti. Chiusi troppo spesso in un rigido e vetusto autoritarismo a sfondo patriarcale, il cammino da seguire è ancora lungo e denso di insidie.

 

In Italia le denunce sono state flebili e gli accusati pochi. A reagire, denigrando le attrici, sono stati soprattutto gli uomini, tra cui il regista e produttore Luca Barbareschi, il quale ha definito “mentecatti” quelli del #metoo. Allo stesso modo, rispetto alle colleghe americane, le reazioni delle attrici nostrane sono state meno veementi. E che questi segnali siano un indice di poca attenzione verso l’argomento è un dato di fatto inconfutabile.

 

Per questa ragione sarà necessario trasformare il dibattito oramai al tramonto non tanto in una caccia accanita al “mostro”, come fino ad oggi è stato, ma piuttosto in una opportunità nuova di analisi del fenomeno; a cominciare dalle imperiture relazioni di potere (tra cui quelle di genere), che da decenni attanagliano ampi strati della società civile.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.