Stati Uniti e Israele continuano a bombardare l’Iran senza sosta. Il regime iraniano se ne infischia di quello che ha detto il Presidente Trump, fortemente contrario, e nomina il figlio di Khamenei come Guida Suprema. Insomma, c’è un giovane Khamenei dopo il vecchio Khamenei morto con altri suoi dirigenti sotto le bombe sganciate sulla sede dove si erano riuniti.
Con la nomina del figlio, decisa dalla parte più ‘dura’ e autoritaria del regime, si conferma che la guerra non sarà breve, che in Iran quelli che hanno sottomesso il paese finora sono pronti a vender cara la pelle, fino all’ultimo. Da parte nostra, sia la Presidente del Consiglio che il ministro degli Esteri continuano a dire che l’Italia non è in guerra con nessuno e che non entrerà in guerra. Poi la constatazione amara della crisi profonda, se non la fine, del diritto internazionale. Ormai comandano i missili, le bombe e i droni. Stati Uniti e Israele se ne infischiano della trattativa e puntano, come ribadito più volte, sulla resa totale.
L’ULTIMO RAPPORTO SIPRI, COSA RIVELA
E mentre qui in Italia arriva il conto da pagare, anche per noi spettatori, con l’aumento di benzina, diesel e gas, l‘ultimo rapporto a cura del prestigioso e autorevole Istituto di ricerca internazionale sulla pace (Sipri) spiega senza sconti il grande affare della guerra: chi sta guadagnando dando una mano ad ammazzare a destra e manca. Vero che, si afferma, le consegne all’Ucraina, invasa dalla Russia di Putin, dal 2022 sono il fattore più evidente “ma anche la maggior parte degli altri Stati europei ha iniziato a importare armi”.
DAGLI USA IL 42% DEI TRASFERIMENTI INTERNAZIONALI DI ARMI
Ma guardiamo i numeri, che rendono chiaro perché ormai, e sempre più, la guerra diventerà fattore economico strategico. Gli Stati Uniti, si sottolinea nel rapporto Sipri, hanno fornito il 42 per cento di tutti i trasferimenti internazionali di armi nel periodo 2021-2025. Hanno esportato armi in 99 stati, di cui 35 in Europa, 18 nelle Americhe,17 in Africa, 17 in Asia e 12 in Medio Oriente. Il Principale destinatario di armi statunitensi è stata l’Arabia Saudita.
SUL “PODIO” ANCHE FRANCIA E RUSSIA, L’ITALIA GUADAGNA 4 POSIZIONI
La Francia è il secondo fornitore di armi, le sue esportazioni sono aumentate del 21 per cento. Ha esportato in 63 paesi con le quote maggiori destinate a India, Egitto e Grecia. La Russia è stato l’unico tra i primi 10 fornitori a vedere le proprie esportazioni di armi diminuire (meno 64 per cento). Quasi tre quarti delle esportazioni di armi russe sono andate in India, Cina e Bielorussia. La Germania ha superato la Cina, diventando il quarto maggiore esportatore. Le esportazioni di armi dell’Italia sono aumentate del 157 per cento passando dal decimo maggior esportatore al sesto. Oltre la metà delle armi italiane è stata destinata al Medio Oriente. Israele è il settimo fornitore e ha superato il Regno Unito.
CHI COMPRA PIÙ ARMI?
Alla fine, è comunque l’Europa che risulta essere la più grande regione importatrice di armi, con una quota del 33 per cento e un aumento del 210 per cento tra il 2021-2025. Amara conclusione del Sipri: “Sebbene le aziende europee abbiano incrementato la produzione di armi e il nuovo sostegno alle industrie belliche degli Stati membri abbia portato a una serie di ordine intra-Ue, gli Stati hanno continuato a importare armi dagli Stati Uniti, in particolare aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea a lungo raggio. Allo stesso tempo, i fornitori europei hanno continuato a inviare la maggior parte delle loro esportazioni di armi al di fuori dell’Europa”. E in questo dare e avere, guadagnare e guadagnare, alla fine c’è solo la pace a rimetterci. AGENZIA DIRE – di Nicola Perrone – 09/03/2026 – www.dire.it