Alle musiche di Ennio Morricone

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di Elio Goka

Come ricordare Ennio Morricone? Non è necessario. Non è necessario porsi la questione. Il suo nome durerà in chi lo ha apprezzato e, al tempo stesso, sarà messo a repentaglio dall’oblio delle generazioni che verranno. Invece che dedicargli un omaggio che tocchi questa o quella parte della sua enorme carriera e del suo inestimabile patrimonio artistico, si potrebbe tentare di soffermarsi su quell’intima magia con cui le sue opere hanno inciso e, in certi casi, condizionato la percezione e l’ascolto della musica, contribuendo, probabilmente, a leggere diversamente ogni cosa dentro e fuori un film o una canzone. Perché non si è trattato soltanto di musica. Le sue colonne sonore non hanno assistito i film che ne se sono serviti, non hanno soltanto accompagnato le loro scene, ma sono state parte decisiva dei loro racconti e delle loro rappresentazioni.

Le musiche di Ennio Morricone hanno evocato un’attribuzione del merito artistico pari a quelle dei cineasti che hanno lavorato con questo grande compositore. Alcuni film vengono ricordati più per le sue colonne sonore che per tutto il resto. Ed Ennio Morricone è quasi sempre al vertice di questo monito al cospetto del suo prodigio. Allora, saltando a piè pari aspetti divulgativi e descrizioni di sorta, da ammiratori viene più semplice e spontaneo dedicargli la descrizione di quella tensione a cui le sue musiche hanno condotto con maggiore potenza. Un ossequio al suscitato che le grandi opere e i grandi autori provocano dentro ognuno di noi. La sua musica e le sue musiche occupano spazi e posti di rilievo in quel grande ripercorrente interiore che di tanto in tanto sovviene con struggente malinconia. Un transito doloroso e inconfessabile, tenero e senza cuore.

L’indietro nel tempo ha i suoni delle musiche di Morricone. Alcune delle sue colonne sonore si sono staccate dai loro film per distinguersi, solitarie e irripetibili, sopra gli avvenimenti che non saranno più. Irripetibili, sì, come certi momenti. E non sono solamente questi ad essere accompagnati da quelle musiche. È il sentimento che li lega tutti a riconoscersi nelle melodie di quelle musiche.

Talvolta, la necessità stessa di andare a riascoltarle va di pari passo col desiderio di ripensare a quei momenti. E questo, per me, è stata la musica di Ennio Morricone. La voce in suono di quel principio fuori del tempo che vuole il ricordo come l’unico luogo possibile in cui ripercorrere qualcosa che è stato e che non tornerà più. La vita che si siede nel verso contrario e si guarda andare via. E le cose si fanno piccole, diventando grandi dove solo quello straniante isolamento dà libero accesso alle più dolci rivisitazioni. Quali cose vivono da immortali dentro tutto questo? No, nessuno può saperlo. Lo sanno solo chi ci è caduto dentro e le musiche di Ennio Morricone.

Il Domenicale News

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