Cina, contagi zero e ripresa del turismo: un “miracolo” di difficile interpretazione

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di Alessandro D’Orazio

Sono stati pochi i casi di Coronavirus registrati nelle ultime settimane in Cina, mentre il turismo interno viaggia a gonfie vele. Non c’è traccia di una possibile seconda ondata. La vita è tornata quella di prima e la situazione sembra essersi normalizzata, tanto che le indagini dell’Oms sulle origini del virus procedono al rallentatore.

In Cina negli ultimi sei mesi si sono contati circa 5mila nuovi casi (una cifra decisamente inferiore alle previsioni) e il turismo è tornato a registrare numeri da record. Solo negli ultimi giorni sono stati zero i nuovi casi confermati di infezione da Sars-CoV-2.

Sono riprese le lunghe file di visitatori sulla Grande Muraglia e sul Bund di Shanghai. Nel corso della prima settimana di ottobre la Cina era in vacanza “nazionale”, e centinaia di milioni di persone in occasione della festa della fondazione della Repubblica popolare si sono messe in viaggio, per la prima grande prova di ripartenza per il settore turistico: si sono mosse 637 milioni di persone per la precisione, chi per visitare le località turistiche più famose, chi per tornare a casa.

Il 79% rispetto allo stesso periodo del 2019, una ripresa totale o quasi. Nonostante le difficoltà nel rispettare il distanziamento sociale, il movimento di massa è stato incoraggiato dalle autorità per spingere i consumi.

Gli unici casi dichiarati di positività al Covid-19 ultimamente sono quelli “importati”: cittadini cinesi di rientro dall’estero o viaggiatori stranieri. Le procedure di controllo sanitario per chi arriva in Cina (solo per motivi di lavoro) sono rigorose: bisogna fare il tampone prima di imbarcarsi e trasmetterlo alle sedi diplomatiche cinesi nei Paesi di partenza; allo sbarco, nuovo tampone e anche se si è negativi è obbligatorio passare 14 giorni in alberghi designati dalle autorità, sotto osservazione medica; alla fine terzo tampone e registrazione obbligatoria su una app.

Da inizio epidemia in Cina, i casi ufficiali sono stati 85.500, con 4.634 deceduti, in maggior parte a Wuhan e nello Hubei. E’ lecito avere più di un dubbio sulla veridicità di tali numeri. Ma è un dato di fatto che dopo la fine del lockdown  in aprile ogni focolaio è stato affrontato con chiusure mirate e immediate, con misure restrittive severissime. Tra qualche settimana si capirà, inoltre, se i viaggi di questi giorni avranno rimesso in circolazione il virus.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.