Forca, forca, forca!

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di Maria Rusolo

Basta che un uomo odi un altro perché l’odio vada correndo per l’umanità intera

Accade in queste ore di esseri invasi da una montagna di sterco, quando invece ci si dovrebbe fermare a riflettere, ci si dovrebbe per un attimo, fermare a pensare che al cospetto di determinate questioni e vicende è necessario respirare, tirare il fiato e saper attendere. Di cosa parlo? Della vicenda soprannominata Angeli e Demoni e che vede coinvolti dei bambini, gli esseri più fragili di questa sgangherata umanità, e che meriterebbero attenzione, cura, affetto ed accoglienza.

Non entrerò nel merito della vicenda giudiziaria, perché da avvocato ho imparato ed imparo quotidianamente che se spesso la giustizia ed i processi, hanno le pecche e le falle di tutti i fenomeni umani, è vero anche che quando non hai in mano una vicenda nella sua interezza e nella sua complessità, devi saper attendere prima di sparare o di invocare la gogna in pubblica piazza.

Mi interessa il fenomeno del dileggio, l’atteggiamento di una opinione pubblica sempre più priva di freni che ha come solo obiettivo quello dello sbattere il Mostro in prima pagina, senza la benchè minima attenzione non solo a chi è coinvolto come indagato e pertanto non è ancora un colpevole, ma neanche alle presunte vittime, che poi nel caso di specie, sono fragili e già fortemente traumatizzate, viste le difficili condizioni familiari da cui provengono e che hanno determinato gli affidamenti. Bibbiano è la nuova occasione per continuare con questo modo assurdo di fare cronaca, senza soffermarsi sui dettagli, senza ascoltare tutte le voci del coro, e soprattutto con lo scopo di alimentare l’odio, che grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e di diffusione della parola, si triplica alla velocità del suono, senza più alcuna possibilità di arginare, di contenere, di fermare, di correggere anche gli eventuali errori.

Ed allora eccole pronte le immagini, pronte le frasi prese da qualche verbale volante, fuori di ogni contesto, tanto non conta nulla che non vi siano certezze, la notizia è ghiotta e va diffusa velocemente, perché il sistema è tutto marcio, e per cui con gli idranti sparati al massimo bisogna fare pulizia, e non lasciare nulla. Colpisci più forte che puoi, usa le paure ed i timori della gente e recupera dalle pagine delle antiche leggende l’Uomo nero, che rubava durante la notte i bambini, sottraendoli al tepore delle proprie camerette, senza che i genitori si avvedessero di nulla.

Sta accadendo questo, perché non abbiamo ancora nulla che confermi che qualcosa sia accaduto davvero, ma abbiamo già celebrato processi e chiuso le botole della nostra coscienza. Conta qualcosa, ad esempio, che gli amministratori coinvolti, siano indagati per reati di falso ideologico ed abuso di ufficio per aver concesso una struttura pubblica, e che non abbiano alcuna connessione diretta con i presunti abusi sui minori? E che questa precisazione arrivi a distanza di settimane ad opera degli organi inquirenti, costretti a sottolinearlo per non consentire che il virus instillato dagli stessi riferimenti istituzionali del nostro Paese, potesse fare altri danni? Conta che in nessuna pagina dell’inchiesta vi sia mai stato alcun riferimento all’uso dell’ elettroschock, utilizzato per incidere e manipolare i ricordi dei bambini?

No, non conta nulla di tutto questo, e nessuno vi ha voluto dedicare più di qualche battuta, perché lo scopo era ed è un altro, e non ha nulla a che vedere con i bambini, non ha nulla a che vedere con quella infanzia, e quella età che tradiamo tutti i giorni con i nostri comportamenti e consegnando loro una società avvelenata ed ammalata. Perché comunque vada, indipendentemente da se vi siano o meno colpevoli, se il sistema sia sbagliato e vada rivisto, abbiamo già superato ogni limite di umana decenza, e siamo noi i veri mostri da sbattere in prima pagina.

Noi con la nostra incapacità di provare compassione, per le vittime e per i carnefici, noi che in ogni circostanza dobbiamo esorcizzare i nostri timori ed i nostri sensi di colpa, noi che ci nutriamo di melma in nome di un giustizialismo che non ha mai restituito un mondo più tenero, e migliore, noi che abbiamo la necessità di sfogare le nostre frustrazioni ed il nostro livore, sull’altro nel quale riconosciamo le nostre stesse mancanze ed i nostri stessi difetti. Ed a terminare il quadro arrivano le dichiarazioni degli uomini di potere, di chi siede nei massimi organismi di rappresentanza del Popolo, che non hanno certo perso l’occasione per strumentalizzare la vicenda, così delicata, così umana, per sostenere le proprie assurde teorie, perché l’occasione è ghiotta per attaccare il nemico politico, le lobby dei gay, per affondare il coltello nelle pieghe di una società che è già un malato terminale, e che si dissangua sotto i colpi ciechi ed ottusi di chi ha solo voglia di affermarsi sempre di più in dispregio di ogni regola, di ogni sentimento, di ogni rispetto dell’individuo. Ed allora in un contesto come questo quali sono i veri mostri? Lascio a voi che avrete la pazienza di leggere questo mio sfogo, l’ardua sentenza.

 Odiare la gente è come bruciare la tua casa per sbarazzarsi di un topo.

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.