Il sesso ai tempi della quarantena…

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di Maria Rusolo

“Poiché non esistono due individui perfettamente uguali, ci sarà una sola determinata donna che corrisponderà nel modo più perfetto ad un determinato uomo. La vera passione d’amore è tanto rara quanto il caso che quei due s’incontrino.”

Troppo impegnati ad indossare mascherine e guanti, nessuno si è posto il problema di cosa sia stato di noi durante la quarantena, dei nostri contatti, delle nostre unioni carnali, degli sguardi, dello sfiorarsi le mani, degli ammiccamenti al bar al mattino, della voglia di fare l’amore, delle storie appena iniziate e di quelle messe in una scatola in naftalina in attesa di tempi migliori.

Insomma nessuno si è chiesto come si sta a non pensare ad un appuntamento con chi ci fa battere il cuore, con chi ci fa tremare le ginocchia o con chi semplicemente ci fa arrossire. Ci hanno spersonalizzato messi in un cubo e lasciati lì ed abbiamo perso la capacità di attrarre e la capacità di essere attratti. Non ne faccio una questione di cuori solitari, per carità, ma del bisogno fisico di essere parte di un altro essere umano, di lasciarsi andare anche ad un incontro fugace di una notte soltanto.

Non siamo macchine, abbiamo il bisogno umano di incontrarci e di perderci, di immaginare che ci sia un prossimo incontro anche solo di pochi minuti, di sognare di amarci accompagnati dal rumore e dall’odore del mare, di toccarci le labbra per un solo secondo e di trattenere quel sapore sino al momento successivo. Amori legittimi, amori vietati, amori fisici, amori pensati, questo siamo e questo non possiamo rinunciare ad essere. E tutto in un istante ci è stato sottratto, come a chi vada in guerra in trincea e sia costretto nella pioggia ad ascoltare il nemico in attesa di un attacco.

Fermi, immobili, costretti a guardarci intorno, compressi dai bisogni che altri hanno stabilito per noi, colti nell’ansia e nell’attesa di una fila, collocati in un limbo, che non ha la forza e la impetuosa insistenza dell’Inferno e la bellezza armoniosa di un corpo che sa di Paradiso. Macchine che hanno come unica finestra sul mondo e sull’altro, un cellulare a cui si resta attaccati per poter continuare a mantenere viva una fiamma. Ma la fiamma ha bisogno di essere alimentata dai sensi, dal colore degli occhi, dalle mani nei capelli, da un abbraccio che afferra e trascina un corpo.

Ci hanno tolto il diritto ad avere un corpo, ripetendoci che bisogna coltivare l’anima, attendendo alla finestra il passaggio delle stagioni. La primavera con i suoi umori non può attendere, arriva prepotente, scuote, fa tremare le carni, ci lascia esausti e soli. E non esiste anima che non sia corpo, non esiste desiderio che si possa contenere, non esiste futuro senza un presente realmente vissuto, non esiste la possibilità di assaporare cibo, oltre la sopravvivenza, se il corpo è appiattito e senza stimoli, senza foga, senza un ansimante calore che lascia esplodere il sangue e le viscere. In tutta onestà non riesco ad immaginare il domani, le restrizioni non sono adatte al corpo, sono come una palla al piede per un atleta che voglia correre la maratona, o voglia gettarsi in acqua per nuotare.

Che sarà di noi? Riusciremo a spogliarci ancora investiti solo dalla luce della luna, con la paura di essere scoperti? Riusciremo a sentire la pelle d’oca per un viso che annega nel nostro collo in cerca di un profumo ed il calore delle mani che strappano la pelle e che non hanno limiti? Riusciremo ad unire cuore e sesso fino a raggiungere l’estasi? Perché nessuno può scordare che il corpo genera musica solo quando è davvero trattato come ” corpo”.

“Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’ estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino.

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.