Il tempo perduto

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di Gianluca Spera

Siamo stati catapultati improvvisamente in una dimensione hopperiana, del tutto inedita, specialmente per chi in passato non ha vissuto situazioni di emergenza.

Abbiamo deciso consapevolmente di sacrificare le nostre libertà pur di venirne fuori. Personalmente, conservo qualche perplessità su questa sorta di legge marziale che ci è stata imposta, anche perché crea un precedente pericoloso per la democrazia e i diritti individuali.

So che non tutti saranno d’accordo ma evidentemente qualcosa non ha funzionato, soprattutto nel coordinamento tra il governo centrale e le regioni interessate dai primi focolai di contagio, se è stato necessario arrivare a misure così estreme.

Non vale la pena oggi evidenziare l’inadeguatezza di questa classe politica, per lo più impreparata, troppo vincolata al contingente, al quotidiano, alla propaganda, al proprio tornaconto, pericolosamente oscillante, ondivaga, contraddittoria, irritante.

Da quel che leggo, qualcuno continua ancora con lo sciacallaggio anche quando tutti i partiti presenti in parlamento si sono intestati la responsabilità di chiudere tutto e di concordare una moratoria alle polemiche.

Chi persevera con le fake news andrebbe interdetto con provvedimento immediato.

Inoltre, fra i vari decreti che in maniera schizofrenica si susseguono (senza chiarire alcuni aspetti essenziali, tipo la situazione dei tribunali), bisognerebbe emanarne uno che sospende sine die qualsiasi consultazione elettorale. Se è sospesa la democrazia, allora anche le elezioni del comune di Roccacannuccia o quelle regionali possono attendere tempi migliori.

Meno mi rassicura la nomina del super commissario per l’emergenza, soprattutto se dovesse trattarsi del redivivo Bertolaso che immaginavo a godersi la meritata pensione in qualche centro benessere della Capitale. Ma forse con la chiusura forzata delle beauty farm si è trovato disimpegnato.

Ma tant’è, in questo momento, si obbedisce come soldati al fronte anche se il rischio è rappresentato da un virus invisibile e insidioso e non da un esercito nemico o da un attacco terroristico.

Quanto durerà e quanto sarà efficace il coprifuoco, lo scopriremo solo fra qualche settimana.

In queste condizioni, passa tutto in secondo piano pure Barcellona-Napoli che sarà giocata a porte chiuse. Lo stato d’animo di questi giorni non permette di concentrarsi sul pallone, su una partita che in un altro momento non ci avrebbe fatto dormire di notte mentre ora l’insonnia è dovuta ad altre cause.

Adesso anche l’attività più banale, come seguire le tante invocate serie tv, riesce ostica perché è arduo concentrarsi.
Sentiamo che abbiamo perso il controllo di tutto, vivendo ormai un intervallo la cui durata non è prevedibile. Neppure gli esperti sanno fornire indicazioni precise.

Il tempo perduto di questi giorni sarà difficile da ricercare e da recuperare. Saremo costretti a rincorrerlo e, come succede con il tempo, per quanto potremo affannarci, vince sempre lui.

Forse, questa pausa di riflessione servirà a riconsiderare le nostre esistenze, la nostra vita di relazione, le nostre amicizie, le nostre priorità, in definitiva a distinguere l’essenziale dal superfluo, le persone leali da quelle inaffidabili, quello per cui vale la pena di appassionarsi e quello che non merita la nostra attenzione.

Quando tutto questo sarà finito (è diventata un po’ un mantra questa frase ma vale la pena ripeterla), nulla sarà più come prima. Qualcosa sarà definitivamente cambiato, sarà complicato affrancarsi dalla paura, non solo della malattia, ma proprio dalla paura di avere paura.

Sarà una sensazione che riusciremo a scrollarci di dosso lentamente e faticosamente.

Ed è questo che mi spaventa più di ogni altra cosa.

Gianluca Spera

Gianluca Spera, classe 1978. Di professione avvocato da cui trae infinita ispirazione. Scrittore per vocazione e istinto di conservazione. I suoi racconti “Nella tana del topo” e “L’ultima notte dell’anno” sono stati premiati nell’ambito del concorso “Arianna Ziccardi”. Il racconto “Nel ventre del potere” è stato pubblicato all’interno dell’antologia noir “Rosso perfetto-nero perfetto” (edita da Ippiter Edizioni). Autore del romanzo "Delitto di una notte di mezza estate" (Ad est dell'equatore)" Napoletano per affinità, elezione e adozione. Crede che le parole siano l’ultimo baluardo a difesa della libertà e dei diritti. «L'italiano non è l'italiano: è il ragionare», insegnava Sciascia. E’ giunta l’ora di recuperare linguaggio e ingegno. Prima di cadere nel fondo del pozzo dove non c’è più la verità ma solo la definitiva sottomissione alla tirannia della frivolezza.