Incomprensibili follie…

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Non ho mai amato particolarmente Adl, mai: certo, ho sempre cercato di essere intellettualmente onesto, riconoscendo quanto di buono da lui fatto (non sempre, ma spesso) in sede di calciomercato e dal punto di vista gestionale, però non mi è mai stato simpatico.
La decisione di mandare tutti in ritiro punitivo, poi, mi è parsa fin da subito una scellerata follia, soprattutto perché non concordata – vedi conferenza stampa pre Salisburgo – con l’allenatore di cui Adl tanto si fida, che tanto stima e ritiene <<un signore>>.
Eppure, se il Presidente – cioè il datore di lavoro, quello che ogni santo mese fa arrivare lauti bonifici sui conti correnti, pure se vediamo partite di merda – ha deciso così, i calciatori – cioè i dipendenti, quelli che ogni santo mese vedono arrivare sui conti correnti lauti bonifici, pure se ci fanno vedere partite di merda – avrebbero dovuto, nell’ordine:
1) ficcarsi lingua, proteste, rimostranze (per quanto giuste), nostalgia di casa e tutto il resto nei più nascosti dei loro buchi
2) dopo la fine della partita col Salisburgo, tornare in ritiro
3) allenarsi come belve
4) fare al Genoa un posteriore a cappello di prete
5) ritornare a fare la nanna a Castel Volturno
6) chiedere scusa per le partite di merda di cui sopra
7) poi, solo poi, tornare ad abbracciare mammine, papini, mogliettine, fidanzatine e quant’altro.
Che cosa diavolo significa questo ammutinamento? Gli azzurri, che ho sempre sostenuto e sempre sosterrò quando sono sul campo, non avrebbero mai dovuto portare in scena questa tragica e miserevole farsa, mettere la società e noi tifosi in condizione di farci attaccare i coppetielli da una stampa e da tifoserie varie che, evidentemente, questo e solo questo aspettavano.
Gli azzurri avrebbero dovuto prima togliersi dall’angolo nel quale li avevano messi le prestazioni mediocri da essi stessi fornite, e lo avrebbero potuto e dovuto fare in un sol modo: tornando a vincere e a convincere, a mostrare in campo continuità di impegno ed abnegazione feroce. Una volta usciti dall’angolo, avrebbero avuto il diritto di andare a parlare, nel chiuso delle stanze in cui i loro agenti discutono di rinnovi milionari un anno sì e un anno pure, con la società, il diritto di fare presente quanto assurda, padronale, anacronistica fosse stata la decisione del ritiro punitivo.
E invece no, i signorini si ammutinano, decidono di testa propria, tirano fuori quelle palle che non hanno quando sono a tre metri dalla porta e devono ammazzare un avversario, quelle palle che non hanno quando devono frenare la buona volontà della Roma, del Cagliari, della Spal, chiarendo in campo chi sia il più forte.
Non so cosa sia esattamente successo, ma nulla potrà mai giustificare il comportamento dei calciatori, la loro insubordinazione, la pessima figura alla quale hanno costretto società, tifosi e maglia davanti agli occhi dell’Italia, e non solo, calcistica.
A Napoli abbiamo memoria di un ammutinamento, vorrei fare presente ai signorini: diventassero prima forti e vincenti come quei calciatori lì che neppure nomino, sarebbe irriguardoso all’interno di questo post, e poi forse avranno il diritto di fare anch’essi le loro piazzate. Che fa rima con ca…

P.S. A me la squadra ieri era piaciuta, e pure tanto: anche per questo trovo incomprensibile la scelta di fare una sceneggiata come quella alla quale abbiamo dovuto “subire di assistere” .

Andrea Carpentieri

Andrea Carpentieri è dottore di ricerca in filologia classica, ed ha al suo attivo diverse pubblicazioni nell'ambito degli studi di letteratura latina. Ex agonista nel karate, ha avuto la fortuna di vincere trofei e medaglie nazionali ed internazionali nella specialità del kumite (combattimento). Che si tratti di letteratura, lingue vive o morte o arti marziali, ogni giorno prova ad insegnare, cercando però, soprattutto, di continuare ad imparare.