Influenza spagnola 1918 e Coronavirus 2020: viaggio nel secolo delle pandemie

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di Alessandro D’Orazio

Nonostante un secolo di progressi scientifici, il mondo sconvolto dalla pandemia spagnola del 1918 sembra nuovamente sull’orlo del baratro a causa del Coronavirus. Inermi, senza un vaccino o una cura che possa fronteggiare questa minaccia invisibile, ci siamo riscoperti fragili e indifesi. Rispetto a cento anni fa le cose sono senz’altro cambiate; abbiamo imparato a isolare i virus, a curare e debellare malattie, sviluppando comunicazioni istantanee e creando elaborate reti di sanità pubblica.

Tuttavia, oggi come allora, i conti bancari si stanno prosciugando, siamo tornati all’antica “quarantena” e la ciarlataneria dei tuttologi dispensatori di soluzioni facili sembra non essere mai tramontata.

La scienza moderna ha saputo rapidamente mappare il codice genetico del nuovo Coronavirus e grazie alle molte conoscenze che non si avevano a disposizione nel 1918 tante persone sono scampate alla morte. Nonostante questo, i modi per evitare di ammalarsi sono sempre gli stessi. L’allontanamento sociale, il lavaggio delle mani e le maschere erano le misure di controllo e prevenzione sia allora che oggi.

Come il Covid-19, anche la pandemia spagnola è stata provocata da un virus respiratorio passato dagli animali alle persone. Si trasmetteva allo stesso modo e aveva una patologia simile. Ma ci sono anche marcate differenze.

L’influenza spagnola era particolarmente pericolosa per le persone sane tra i 20 e i 40 anni, la prima generazione del servizio militare per intenderci. Quando queste persone si infettavano, i loro anticorpi andavano a caccia del virus come i soldati che uscivano dalle trincee nei campi di battaglia della Prima guerra mondiale.

Quel campo di battaglia era il polmone, che spesse volte finiva per essere distrutto. L’influenza spagnola avrebbe potuto benissimo essere chiamata l’influenza dei soldati. Tra coloro che l’hanno contratta e poi sono guariti si contano i capi militari di Gran Bretagna e Germania, nonché degli Stati Uniti; i re britannici e spagnoli e il futuro presidente degli Stati Uniti, Franklin Roosevelt, quando era assistente segretario della Marina Militare.

Ma sono state, come sempre, le classi più povere ad essere le più colpite dal virus a causa delle condizioni di vita, dell’affollamento delle loro abitazioni, delle modalità di lavoro nelle fabbriche. Non tutti potevano permettersi di vivere seguendo i consigli dei medici. Si stima che la spagnola abbia infettato un terzo della popolazione mondiale. Altri dati rispetto alla pandemia da Covid-19, la quale non sembra però ancora essersi placata.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.