La storia di Domenico non è solo cronaca: è una domanda aperta. Su come migliorare, su come vigilare…

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di Morena Miccoli

La medicina oggi ha fallito.
Non come scienza, non come promessa, ma come catena di decisioni, di attenzioni, di responsabilità umane che avrebbero dovuto proteggere una vita minuscola e preziosa.
Ha fallito nel punto più fragile: quello dove la speranza di una famiglia si affida completamente alle mani degli altri.
Domenico aveva due anni. Due anni fatti di respiri contati, monitor accesi, attese infinite nei corridoi e parole difficili da capire per chiunque, figuriamoci per chi è appena arrivato al mondo.
La cardiomiopatia dilatativa gli aveva rubato la leggerezza dell’infanzia e trasformato ogni giorno in una battaglia silenziosa.
Ma la sua famiglia non aveva mai smesso di credere che da qualche parte, un giorno, sarebbe arrivata la chiamata giusta.
A dicembre quella chiamata è arrivata davvero.
Un cuore compatibile.
Una parola che suona come un miracolo quando la pronunci in un reparto pediatrico.
Lacrime, paura, gratitudine, tutto insieme.
La corsa contro il tempo. Le firme. Le preghiere sussurrate senza voce.
Poi il viaggio dell’organo, il tragitto che avrebbe dovuto essere solo un ponte verso la vita, si è trasformato in un’ombra piena di interrogativi. Temperature sbagliate, contenitori non adeguati,
procedure forse non rispettate.
Dettagli tecnici, dirà qualcuno. Ma a volte i dettagli sono il confine tra continuare a vivere e non farlo più.
L’intervento inizia. Il cuore malato viene rimosso.
É il punto di non ritorno: da lì si va solo avanti. Ma quando emerge il sospetto che il nuovo cuore sia danneggiato, il tempo non concede seconde possibilità. Non c’è un tasto per annullare.
Non c’è modo di riavvolgere. Solo decisioni prese in pochi minuti che pesano come anni. Seguono giorni di polemiche, verifiche, dichiarazioni, speranze appese a un filo sottile. La parola “secondo
trapianto” circola come un’ultima ancora. Ma non basta. Non arriva. Non è possibile.
E la mattina del 21 febbraio il silenzio prende il posto delle attese: Domenico si spegne.
Quando muore un bambino così piccolo, non è solo una famiglia a crollare. Crolla un pezzo di fiducia collettiva. Perché la medicina è fatta di eccellenze, di dedizione, di vite salvate ogni giorno,
ma è fatta anche di errori, e gli errori non sono mai neutri. Hanno nomi, volti, età.
Oggi la medicina ha fallito e dirlo non significa negare il valore immenso di chi cura, ma ricordare che la cura non può permettersi distrazioni, scorciatoie, superficialità.
Ogni procedura è una promessa.
Ogni protocollo è una protezione.
Ogni controllo è un atto d’amore verso chi non può difendersi da solo.
La storia di Domenico non è solo cronaca: è una domanda aperta.
Su come migliorare.
Su come vigilare.
Su come trasformare il dolore in responsabilità.
Perché la speranza delle famiglie non può viaggiare in un contenitore sbagliato.

Ciao, Domenico.

Il "Domenicale News" fondato e diretto da Pasquale D'Anna nel 2011, nasce dall'idea e dai bisogni di un gruppo di persone che attraverso il giornale e l'Associazione culturale Kasauri, editrice dello stesso, concretizzano la voglia e l'aspirazione di un desiderio di informazione libera, indipendente e generalista. Resta immutata la volontà di rivolgerci ad un pubblico che dalle idee è incuriosito perchè "Il Domenicale" è soprattutto frutto di una idea.