La storia non consente appelli

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di Maria Rusolo

“Agli uomini per i quali la parola «democrazia» è sinonimo di rivoluzione, anarchia, distruzioni, stragi, ho tentato di dimostrare che la democrazia poteva governare la società rispettando le fortune, riconoscendo i diritti, risparmiando la libertà, onorando la fede; che se il governo democratico sviluppava meno di altri talune belle facoltà dell’animo umano (rispetto al governo aristocratico), recava tuttavia benefici grandi; e che, forse, la volontà di Dio era di diffondere una felicità parimenti mediana per tutti, e non di rendere alcuni estremamente felici e pochi soltanto quasi perfetti.”

 

Di solito non commento mai le notizie a caldo, anche perché io sono un’amante del freddo, attendo che gli analisti del bar dello sport sputino le proprie sentenze e cerco di aspettare e riflettere prima di esprimere una opinione. Medito su quelli che possono essere gli effetti di certi accadimenti, nel breve e nel lungo periodo.

Tiene banco ormai da diversi giorni la notizia della rottura dell’unione civile fra Di Maio ed il Movimento Cinque Stelle, con la conseguente divisione degli eletti tra questi ed il buon avvocato del popolo, Peppino Conte. E’ tutto un proliferare di interviste in ogni emittente televisiva su quali saranno gli scenari e soprattutto su quanto accadrà alle prossime elezioni politiche. Ci si chiede dove “il Ministro per caso” si collocherà, e soprattutto con chi valuterà alleanze per non perdere il potere acquisito. La cosa dovrebbe far ridere e dovrebbe spingere i giornali ed i mass media ad una valutazione attenta di quanto accaduto in questi ultimi dieci anni nel nostro Paese, su quali danni siano stati prodotti nel tessuto sociale ed economico da questa banda di scellerati e su quali responsabilità abbia avuto l’opinione pubblica in tutto questo. Io eviterei di dare loro spazio, anzi sottolineerei come abbiano giocato una partita a scacchi con la vita degli Italiani solo per amore di se stessi.

I Grillini ricordano un po’ il personaggio della Grande Bellezza, loro non volevano partecipare alla festa volevano avere il potere di rovinarla, peccato che con questo intento hanno finito per produrre disastri. Intendiamoci l’elenco sarebbe lungo, dai bonus alle mancette elettorali, alle inesistenti politiche sociali, sino alla truffa del bonus 110% o allo scandalo della gestione della Pandemia. Se la possono raccontare come vogliono, ma il Movimento è sempre stato una sorta di loggia massonica, orientata ad utilizzare i cittadini e gli attivisti, servendosi della loro esasperazione e della loro disperazione per sostituire un potere politico ormai decadente con un altro.

Il fallimento era già nell’aria da anni, inesistenti nei territori dopo le politiche del 2018 si sono giocati la partita della Roma degli imperatori, accapigliandosi per chi dovesse occupare caselle con amici e parenti, all’interno dei vari ministeri. Dalle crisi aziendali mai risolte, all’accanimento in materia di giustizia, fino alla incapacità di offrire una risposta esaustiva in ogni materia che richiedesse un qualche approfondimento. Pensate alla Transizione Ecologica o alla sfida per l’autonomia energetica o ancora alla storia dei banchi a rotelle. Hanno alimentato la violenza brutale servendosi della macchina del fango in ogni competizione elettorale, hanno illuso comunità intere, spingendo candidati privi di valore e di competenza, in nome del sovvertimento dell’ordine costituito.

Il motto era ” distruggere tutto” salvo sedersi poi e stringere accordi sotto banco con quelli disprezzati sino a cinque minuti prima. Le responsabilità sono molteplici, perché in questo schema ciascuno ha fatto la propria parte. La stampa, la magistratura, il popolo che si fa usare e che ragiona con la pancia e vota per rabbia, quando non si astiene, gli intellettuali, arroccati nella propria Torre d’avorio, e la borghesia che forte dei propri privilegi se ne frega delle generazioni future.

Per cui mi perdonerete se di fronte a quanto accade tra le lenzuola di casa Cinque Stelle resto piuttosto indifferente. Per quanto mi riguarda le forze politiche che continuano a dialogare con questi non sono migliori di loro, perché incapaci ad ogni latitudine del nostro scellerato Paese di offrire risposte serie ai problemi della gente, di offrire una gestione corretta della cosa pubblica ed altresì concentrati esclusivamente sul numero di parlamentari da eleggere.

Il compromesso in politica ha senso solo se è il frutto della mediazione tra istanze diverse, ma comunque proiettate al bene comune ed al riconoscimento di un percorso che garantisca la equità nei diritti sociali e civili. L’individuo ha preso il sopravvento sulla collettività ed il libertinaggio sull’etica della libertà. Non si è trattata di rivoluzione, bensì di tirannide della stupidità e della incompetenza, in un contesto di povertà della classe dirigente.

Il problema non è cosa farà Di Maio o Conte, ma cosa faranno gli altri per sovvertire la caduta libera della nostra cultura e per ricostruire la fiducia degli Italiani nella Politica dei partiti e nel progresso. Un nuovo modello di progresso, non elitario, ma sociale e virtuoso che tenga conto della trasformazione sociale e del mondo che è già cambiato sotto i nostri occhi senza che facessimo nulla. Gli esseri umani possono aspirare alla felicità e capirne la portata solo se si insegna loro che la stessa non è mai un percorso facile e solitario. La storia non consente appelli ed a volte non resta che prendere atto di quanto accade e cambiare rotta più velocemente possibile. People have the power.

 

Dove c’erano deserti
ho visto fontane
l’acqua sgorgava come crema
e noi andavamo a spasso là assieme
e non c’era nulla di cui ridere o da criticare
e il leopardo
e l’agnello
dormivano assieme realmente abbracciati
io speravo nella mia speranza
di riuscire a ricordare quello che avevo trovato
io sognavo nei miei sogni
Dio sa cosa / una visione ancora più pura
fino a che non ho ceduto al sonno
Affido il mio sogno a te

La gente ha il potere…

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.