Real Madrid vs Napoli – Giudizi e voti di Pasquale Lucchese

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Reina: Intervento non facile dopo meno di un minuto e poco altro, nonostante la mole di azioni pericolose prodotte dagli iberici; incolpevole sulle reti blancos, sulla seconda non fosse stato in controtempo, poteva tentare la parata. Voto 6

Albiol – Koulibaly: In grande difficoltà, soprattutto il senegalese che perde troppo ingenuamente un certo Cristiano Ronaldo in occasione della marcatura di Kross. L’iberico commette diversi errori, ma riesce a rimediare con mestiere. Il pari è una pecca di entrambi: per quanto sia l’ex di turno a non arrivare sul pallone, è KK mal posizionato su CR7, a portarlo a doversi preoccupare anche del campione lusitano, costringendolo a quell’indecisione nel movimento che gli e ci costa la segnatura di Benzema. Voto 5 – 4.5

Ghoulam – Hysaj: Fase difensiva di sofferenza, fase offensiva pressoché assente. Può capitare contro gli esterni alti e bassi del Real Madrid, a cui giusto per ricordarlo, mancava Bale. Voto 5 – 4.5

Zielinsky: Non pervenuto. Il polacco, che tanto bene ci ha abituato in campionato, delude le aspettative al cospetto di una delle mediane più forte e complete al mondo. Voto 5

Hamsik: Leggo le solite critiche verso il capitano, onestamente non vedo come un solo giocatore, peraltro con noti limiti caratteriali, potesse da solo o quasi trascinare i suoi contro una squadra e un centrocampo almeno una spanna superiore. Lo slovacco nei rari momenti in cui il Napoli ha giocato, c’era, come l’assist per Insigne dimostra. Con questo ragazzo si sfiora troppo spesso l’ingratitudine. Voto 5.5

Diawara: Non sfigura affatto, ha personalità e lo dimostra anche nel tempio del calcio. Voto 6

Callejon: Il colpo di testa che libera Mertens, poi prestazione opaca; non lucido né nell’aiutare Hysaj in fase passiva, né in proiezione offensiva. Voto 5

Mertens: Sbaglia molto e non riesce ad incidere; nella ripresa spreca un’occasione d’oro. Voto 5

Insigne: Il migliore del Napoli non solo per il gol frutto di audacia e classe, ma anche per l’impegno e la dedizione. Voto 6.5

Subentrati:

Allan – Milik: S.V.

Sarri: Partiamo da un presupposto fondamentale: la Serie A è una cosa, la Champions un’altra, il Real è ancora altro; stasera si giocava sul campo dei Galacticos, si entrava, da ‘visitatori’, nel gotha del calcio mondiale.

Chiarito e sottolineato quest’aspetto, e nonostante un risultato ‘lusinghiero’ che, almeno sulla carta, lascia aperto il discorso qualificazione, un velato senso di amara delusione fa capolino a fine gara. Lo ha candidamente ammesso il mister nel post-partita: non è stata una prestazione brillante soprattutto da un punto di vista tecnico: troppi gli errori in fase di uscita, la terza rete nasce da un disimpegno ingenuamente prolungato e rischioso.

L’esser passati finanche in vantaggio, aver chiuso, anche con un pizzico di fortuna, il primo tempo sul pari, probabilmente mi/ci aveva illuso/i oltremodo. Nella ripresa, paradossalmente nel momento in cui il Napoli sembrava volesse fare il Napoli e ”imporre” (leggere le virgolette) il suo gioco, il Real ha capovolto la situazione, segnando due volte in 10 minuti. La reazione si è concretizzata in una, forse due occasioni capitate e sprecate da Mertens, ma anche in nuovi rischi corsi: il 3-1 è risultato giusto e che tutto sommato va di lusso agli azzurri.

Fin qui il match che ha rispettato sostanzialmente i pronostici, mettendo in luce la differenza che passa tra le due compagini, che poi è la stessa che intercorre tra le prime della classe del campionato italiano e quelle di Liga, Premier, Bayern e Psg (discorso a parte per l’unica italiana che può competere, ma difficilmente superare, con i top club europei, di cui il Real in questo momento storico rappresenta la massima espressione).

L’ottavo di finale di Champions League del Berbabeu può essere analizzato sotto diversi punti di vista. Di positivo c’è il risultato, alcuni sprazzi nel primo tempo, in cui la squadra ha saputo raggirare il pressing spagnolo e proporre discrete manovre offensive, il tentativo non andato del tutto in porto, nella seconda frazione, di alzare il baricentro e l’esperienza messa nel proprio bagaglio dai giocatori giovani (Diawara, Zielinsky) ed inesperti (tutti tranne Reina, Callejon, Albiol, ed in parte Mertens, Hamsik, Insigne e KK).

Di negativo c’è tutto il resto: i limiti tecnici, che nella mediocre Serie A non sempre escono fuori, lasciando emergere maggiormente quelli ambientali/caratteriali. Nelle partite che contano, probabilmente anche in Italia (vs Juve, Inter e Roma), una punta di ruolo diventa indispensabile, senza con questo voler sminuire l’eccezionale annata di Mertens.

Resta da capire quanto gli errori tecnici, di cui parla lo stesso Sarri, siano figli dell’emozione, e quanto dei limiti strutturali dei calciatori, senza trascurare che le difficoltà aumentano di pari passo al livello dell’avversario che affronti.

In definitiva, nella qualità della rosa e nella testa, il gap con i top club europei (il Real è Il Top) resta consistente ed importante, ma i palcoscenici europei vanno calcati: così ti fai le ossa, così cresci.

La nota più stonata della serata sono però le parole di De Laurentiis; se il contenuto può risultare, in alcuni punti, condivisibile, condannabile senza esitazione è la tempistica e la scelta degli interlocutori. Che senso ha parlare dopo una sconfitta, quando poi in profondità la rosa non è stata mai utilizzata, neanche dopo le tante vittorie in campionato? Perché non esplicitare le proprie perplessità direttamente al proprio allenatore, evitando polemiche e strumentalizzazioni che possono andare a ledere l’ambiente e soprattutto il gruppo in un momento fondamentale della stagione?

Domande che lasciano supporre l’inizio del solito teatrino-giochino, cui il presidente ci ha abituato: attaccare/scaricare un suo ‘tesserato’, per poi sacrificarlo a giugno sull’altare del tradimento… Sarebbe pur giunta l’ora di evitare questi meccanismi, e magari ‘internazionalizzarsi’/maturare/organizzarsi anche come società…

Arbitro: Manca un giallo a Casemiro, eccessivo quello a Zielinsky, graziato poi nella ripresa per un tocco di mano. Un pizzico di sudditanza e di predilizione ‘casalinga’ si è avvertita. Voto 5.5

Real Madrid: Attualmente la squadra migliore del mondo e non solo perché detiene Champions, Coppa Intercontinentale e il calciatore vincitore di 4 palloni d’oro, compreso quello assegnato nel 2016, ma semplicemente perché, salvo qualche limite difensivo, portiere incluso, ha giocatori formidabili in ogni reparto, esterni alti e bassi e mediana in particolare… In panchina lascia gente come James Rodriguez (stasera in campo perché Bale infortunato), Isco, Morata, Vasquez, Pepe, Kovacic… Un club di un blasone senza eguali, che può contare su un palmares ricchissimo sia in campo nazionale che in quello internazionale…

Champions: Il sorteggio che era stato tutto sommato benefico ai gironi, ci si è rivoltato contro nel momento meno opportuno: quello delle gare andata e ritorno. Arrivare primi nel proprio raggruppamento e beccare i campioni in carica non è indice di buena suerte, e lascia ampio spazio a qualche colorita recriminazione! Le possibilità di qualificazione prima del match di andata erano personalmente vicino al 15%, da tifoso non potevo superare il 20% ; dopo il 3-1 del Santiago Bernabeu e soprattutto dopo la palese e scontata superiorità dimostrata dai blancos, le possibilità calano al 10%, ma non si azzerano, per cui la qualificazione ai quarti resta un obiettivo sportivamente e umanamente raggiungibile.

L’attesa. Dal giorno del sorteggio, il clima che ha anticipato questa sfida ha sfiorato l’assurdo e la nausea, superando finanche l’attesa di Juve – Napoli della passata stagione. Se tv, giornali e siti locali sono ‘giustificati’ dal tentativo di fare business (!), è l’atteggiamento del tifoso a risultare incompresibile. Nessuna volontà snobistica, ma una semplice constatazione della realtà: non riusciamo ad entrare nell’ottica che “Real Madrid – Napoli” non sarà più un fatto eccezionale, se come dicono i fatti in Champions o comunque in Europa ci andiamo con continuità. Negli ultimi 6 anni abbiamo giocato 3 volte la massima manifestazione europea, qualificandoci due volte agli ottavi, tre anni addietro abbiamo disputato una semifinale di Europa League. Vinceremo poco o nulla, ma a determinati livelli ci siamo, e salvo cataclismi ci resteremo a lungo, per cui sfidare merengues, blaugrana, bavaresi o qualche top english sarà prassi. Abituiamoci dunque all’adrenalina e all’emozione che precede le grandi partite, senza però trasformarle e viverle in una sorta di attesa messianica, in fondo, pur non volendo banalmente equiparare gli avversari e le sfide, in campo ci va sempre ed In Primis la Nostra Maglia (bianca stile Madonna dell’Arco o nera…) Azzurra … Voto 0

Pasquale Lucchese

Nato 34 anni fa a Napoli, da sempre residente a Casoria. Laureato in Storia alla Federico II, militante politico, impegnato nel mondo dell'associazionismo e del volontariato. Oltre alla storia, e alla politica, l'altra passione è il calcio, in particolare il Napoli. Il colore preferito è, ovviamente, l'Azzurro!