ReMade in Rione Sanità risponde all’appello per stampare in 3d il componente che occorre per trasformare la maschera di Decathlon in un respiratore

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 a cura di Maura Messina

 

L’emergenza coronavirus ha subito posto un problema serio: non ci sono abbastanza respiratori per fronteggiare la polmonite interstiziale causata dal covid-19. Un gruppo di progettisti di Brescia ha avuto l’intuizione di trasformare le note maschere integrali da sub di Decathlon in respiratori d’emergenza, aggiungendo un componente realizzabile in tempi ridotti con le stampanti 3d (per vedere il progetto basta cliccare il link: https://www.isinnova.it/easy-covid19/). 

Come riportiamo dal link: “si tratta della costruzione di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio.”

L’iniziativa è senza scopo di lucro e il progetto è stato messo a disposizione di tutti affinché altri stampatori possano aderirvi, per rispondere alla situazione emergenziale.

Abbiamo deciso di raccontare questa avventura all’insegna della solidarietà intervistando un gruppo di ragazzi napoletani che, in possesso di una stampante 3d, hanno deciso di mettersi a disposizione per la realizzazione della “valvola Charlotte” ideata dai bresciani.

Intervistiamo l’Ing. Raniero Madonna, rappresentante del laboratorio ReMade in Rione Sanità. 

Come si chiama il vostro gruppo, chi ne fa parte e di cosa vi occupate?

ReMade in Rione Sanità è un laboratorio di sperimentazione sul riciclo dei rifiuti, attivo a Napoli. Nello specifico ci occupiamo di riciclare la plastica e i metalli provando a ridurre al minimo l’ impatto ambientale. Le plastiche sono differenziate per polimero e per colore e vengono tritate ed estruse per produrre filamenti per la stampa 3D. Dopo qualche mese di sperimentazione stiamo pensando di introdurre anche delle macchine che lavorano a iniezione e a compressione in modo da poter trattare anche quei polimeri dai quali è più difficile ricavare filamenti della qualità necessaria per la stampa 3D. L’idea è quella di costruire un sistema di riciclo dei rifiuti “a km 0”, nato nel quartiere e per il quartiere. Con l’augurio che questa esperienza possa essere replicata da quante più persone possibile.

 

Abbiamo visto che avete dato la vostra disponibilità per stampare in 3d dei manufatti che serviranno a trasformare le note maschere da sub di Decathlon in respiratori utili per chi viene colpito da polmonite interstiziale (uno dei decorsi più nefasti dovuti al covid-19). Dove è nato questo progetto e in che modo siete riusciti ad ottenere i file utili per dar il via alla fase di stampa?

Abbiamo letto pochi giorni fa di questa geniale idea nata dalla collaborazione tra la start up bresciana Isinnova e un medico dell’ospedale di Chiari. Sono stati loro a rendere immediatamente il file disponibile, in modo da chiedere una mano per poter rispondere alle tante richieste degli ospedali che gli sono arrivate. 

La vostra adesione ad una start-up nata fuori dalla regione Campania è la dimostrazione che non è importante mettere il “cappello” sulle iniziative utili all’intera comunità. Qual è lo spirito che vi ha spinti a ricercare questa collaborazione?

Assolutamente. Il contesto in cui siamo nati e cresciuti ci rende fermamente convinti che è dalla collaborazione e dalla messa a sistema di energie diverse che si raggiungo risultati straordinari. A maggior ragione, in un momento di emergenza come questo non ci abbiamo pensato due volte a fare una prova di stampa e dare la nostra disponibilità nel caso fosse necessario. 

È stato già dimostrato che la modifica apportata alla maschera da sub funziona? Se no, esiste una stima dei tempi utili per effettuare tale verifica di funzionamento?

Non siamo medici e non abbiamo competenze specifiche di settore ma leggiamo che nell’ospedale di Chiari sono già in funzione. Ovviamente è una soluzione di emergenza realizzata in maniera “creativa” e senza tutte le certificazioni necessarie, ma in questa fase può essere molto utile. 

Oltre a dare la disponibilità nel form creato da Isinnova siamo ovviamente disponibili anche per consegnarle sul territorio nel caso in cui anche i nostri ospedali dovessero averne bisogno. E c’è già un’ampissima rete di organizzazioni che ha dato la loro disponibilità a supportare questa missione. Insomma, nel caso (e speriamo non sia necessario), anche Napoli e la Campania faranno la loro parte.

Quanto tempo ci vuole per realizzare una maschera modificata?

Dipende fondamentalmente dal modello di stampante. Le valvole si stampano in qualche ora e l’operazione di montaggio sulla maschera è molto veloce. Credo che, grazie ai tantissimi che hanno dato la loro disponibilità, se ne potrebbero produrre diverse decine al giorno.

Queste sono le storie di umanità che vogliamo raccontare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. L’umanità sta tornando ad indossare la sua maschera più bella: quella della solidarietà.

Maura Messina

Maura Messina, art-designer napoletana, classe 1985. Da sempre sensibile alle tematiche ambientali, in particolare al dramma della terra dei fuochi. Dal 2014 collabora con varie testate giornalistiche. Autrice del libro illustrato autobiografico “Diario di una kemionauta” e del romanzo distopico “4891 la speranza del viaggio”, editi da Homo Scrivens. Ha partecipato a numerose mostre d’arte come pittrice. Il suo motto è: per cambiare il mondo basta napoletanizzarlo.