Verrà la notte e avrà i tuoi botti

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di Mariavittoria Picone

Mancano due giorni per realizzare i buoni propositi del 2022:

dieta, lavoro, attività fisica, relazioni, strafottenza e tutto quello che fingiamo di voler essere e non siamo.

Sono convinta che la lista dei buoni propositi non serva ad altro che a capire che in fondo abbiamo quello che vogliamo, i buoni propositi sono un altro motivo per giustificare i nostri sensi di colpa, nei quali ci crogioliamo dalla nascita, sono piccoli progetti da ignorare, per testare il nostro grado di pigrizia.

Non siamo fatti per tagliare traguardi, ma pane per chi accogliamo, non siamo bravi a digiunare, se non per far spazio ad un dolore. Abbiamo mani che riempiamo con una penna, un bicchiere, un cellulare, un pezzo di cioccolata, mentre aspettiamo un’altra mano, un viso, una schiena, una bocca, un altro sesso.

Ho guardato la galleria del mio cellulare, è quello il vero resoconto del mio anno.

Nelle mie lunghe camminate, nell’acquario del mio quartiere, tra i vicoli della mia città, oltre i confini del mar Mediterraneo, ho elaborato nuovi pensieri, ho smosso le mie convinzioni; mi sono fermata a scattare foto, a scrivere, ho lasciato andare quello che mi affaticava ed ho trattenuto il bello.

Di quest’anno mi restano numerosi tramonti, l’azzurrità del cielo, tanto cielo, sempre diverso; ho fotografato folle di persone, bancarelle e colori, spettacoli, volti amati, capolavori culinari; restano, ahimè, anche molti selfie, qualcuno ironico, ma tanti consolatori.

Ho scritto versi per riempire le attese e parole per un nuovo romanzo.

Ma le foto più belle sono quelle cancellate, per vergogna o per paura della verità, sono quelle conservate in altri cellulari, sono quelle immaginate parlando al telefono la sera tardi, ridendo con un nuovo amico.

E allora riempiamolo questo ennesimo elenco, proprio per ricordarci che quello che non abbiamo è in fondo quello che non vogliamo e che l’unico vero progetto siamo noi.

Ringrazio Dio per tutti quelli che ho incontrato e mi hanno sorriso, ma soprattutto, per quelli che mi hanno fatto ridere. Questa ironia che nasce dalla conoscenza del dolore e dalla profondità, che protegge e ci fa riconoscere.

 

E adesso beccatevi qualche consiglio per il nuovo anno:

  • ogni giorno cercate vocaboli nuovi, ci aiutano a spiegarci meglio e ci insegnano a pensare;
  • fidatevi dell’istinto, del linguaggio del corpo;
  • le trasgressioni sartoriali, che piacciono a tutti, non sono trasgressioni;
  • se qualcuno non vi cerca è perché non vi vuole, non esiste alcun impedimento alla voglia di star bene;
  • ricordatevi che i botti sono come l’auto, più grandi sono, più il possessore è impotente;
  • fidatevi di chi vi legge il Futurismo piuttosto che il futuro.

E nel 2023 non tollerate più, anzi mandate a quel paese chi si ostina ad usare “piuttosto che” come disgiuntivo (al posto di “o”), oppure come aggiuntivo (al posto di “oltre che”), ma pure quelli che vorrebbero apparire più chic traducendo impropriamente il dialetto, se “nun te firi” non vuol dire che non ti fidi.

 

Vi lascio con qualche verso, contro la malinconia del capodanno, chiedendo scusa a Cesare.

 

Verrà la notte e avrà i tuoi botti

questa notte che ci accompagna

da mane a sera, insonne,

assordante, come un vecchio ricordo

un desiderio assurdo.

I tuoi botti avranno una malaparola,

non più taciuta, nessun silenzio.

 

Così ci vede ogni mattina

quando su sé sola si piega

e si fa selfie allo specchio

per un sesso morto

come guardare un labbro chiuso.

Scenderemo un giorno, muti.

 

Buon 2023

Mariavittoria Picone nasce in un caldo dicembre del 1970 a Napoli, dove vive e lavora. Ha pubblicato racconti e poesie su blog e riviste on line. Nel 2020 è uscito il suo primo romanzo Condominio Arenella (IOD Edizioni), accolto favorevolmente dalla critica e dai lettori. Nel 2021 pubblica, sempre con la casa editrice IOD, la raccolta di versi e pensieri Novantanove fiori selvatici. Sognatrice pragmatica, poetessa in prosa, sempre in bilico tra ordinarietà e magia, ironica e drammatica, si definisce un fiore selvatico, un'erba ostinata, nata tra il fuoco e l'acqua, tra un vulcano e il mare.