“IL MATTINO” NON E’ AFFIDABILE: RISPONDE IAVARONE

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Chi legge Il Mattino, spesso resta perplesso davanti alle notizie inverosimili che pubblica, al punto che fra i commenti più frequenti è possibile trovare la citazione della famosa pagina Facebook “Ah, ma non è Lercio!”, il famoso portale satirico delle notizie improbabili.


Ma trovarsi di fronte a informazioni false e tendenziose, purtroppo, non fa sorridere nessuno, e a maggior ragione quanti quotidianamente si impegnano spendendo tempo ed energie per la causa della Terra dei fuochi. Leggere che i cittadini avrebbero potuto sottoporsi agli screening, ma hanno una “scarsa attenzione alla cultura della prevenzione”, soprattutto dopo le polemiche suscitate dal discorso pronunciato a Capodanno da Gigi D’Alessio, e agli spot realizzati dalla giunta Caldoro in cui si parla di una Campania di nuovo Felix, indigna e amareggia. Dalla sua pagina Facebook, al Mattino risponde Lucio Iavarone, portavoce del Coordinamento comitati fuochi, che al Domenicale ha poi rilasciato una dichiarazione aggiuntiva. Di seguito, vi riportiamo sia l’articolo pubblicato dal Mattino, che le dichiarazioni di Iavarone.

“Terra dei fuochi, i fondi stanziati da governo e Regione (100 milioni di euro, 40 sono arrivati da Roma e la restante parte da Palazzo Santa Lucia) consentono agli abitanti dei comuni colpiti dall’emergenza ambientale di sottoporsi a esami gratuiti per tre categorie di tumori molto diffuse: quelli della cervice uterina, della mammella e del colon retto. In dodici mesi gli screening sono quasi raddoppiati: 60mila test.

Eppure, a conti fatti, in certi casi solo un abitante su dieci ha risposto all’appello. Pochissimi coloro che hanno aderito allo screening se si considera la portata, anche mediatica, del fenomeno Terra dei fuochi. La mancata risposta dei cittadini non dipende certamente da fattori economici perché gli esami sono gratuiti né da problemi organizzativi perché le lettere hanno raggiunto un numero maggiore di residenti; e allora va considerata la scarsa attenzione alla cultura della prevenzione, che nelle aree di deprivazione socio-economica si combina con la disoccupazione e la dispersione scolastica dando vita ad una miscela esplosiva”.

SIAMO SOTTOPOSTI AD UN ATTACCO MEDIATICO SENZA PRECEDENTI, in cui il Mattino è il principale strumento. Con questo articolo vogliono per forza dire che la colpa è nostra, mentre i milioni degli screening li stanno dissipando tra i soliti noti. Vorrei proprio sapere della popolazione chi ha ricevuto queste famose lettere (fantasma?) di convocazione agli screening. Vorrei proprio conoscere la modalità e la percentuale di raggiungimento di questi inviti da parte delle ASL. Fino a qualche mese fa nelle ASL non avevano alcuna notizia degli screening e nessuno sapeva quando sarebbero partiti. Ecco l’ennesima operazione per sperperare e rubare e nostri soldi.

 Il Mattino dà una visione molto parziale della realtà e, come al solito, senza avere un quadro chiaro di insieme.

 Si cerca di dare come sempre la colpa ai cittadini che non aderiscono agli inviti per gli screening. Innanzitutto c’è da precisare che solo in alcune Asl sono partiti questi screening previsti dalla legge 6/2014; una delle poche è l’Asl di Caserta dove è partito lo screening al colon retto. Quelli alla mammella e il pap test ormai si fanno da anni e sono screening di routine, non certo quelli finanziati con i famosi 25 milioni in due anni. All’ASL Napoli2 ad esempio non si ha ancora nessuna notizia dell’avvio di tali screening.

Il problema è la fascia di età dei cittadini che vengono invitati a sottoporsi agli esami: in tanti casi è ancora troppo alta.  Il tumore al seno ormai insorge ben al di sotto dei 40 anni, ma lo screening comincia solo dai 45/50.

Ma il vero problema è che si dovrebbe passare dalla prevenzione secondaria a quella primaria: invece di andare a scovare i malati, facciamo in modo che le persone non si ammalino affatto. Questo significa eliminare dai territori qualsiasi fattore di rischio, anche ambientale. Significa applicare il principio di precauzione ed evitare che si insedino industrie insalubri sui nostri territori.

Tutto questo non è mai stato fatto né dalla Regione né dalle Asl che dovrebbero prevedere un dipartimento della prevenzione primaria ma non l’hanno mai avuto.

 

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.