Io ho amato un fottuto juventino ( e gli sarò grato per sempre )

di Pasquale Lucchese

Io ho amato un fottuto juventino. Ebbene sì, lo ammetto e non ho alcuna intenzione di fare pubblica ammenda! L’ho amato così tanto che avrei desiderato continuare a coniugare il verbo caro a Venere al presente e per tanto tempo ancora.

L’ho amato così tanto che da quando le voci di un suo addio si son fatte insistenti, dopo il successo Champions di Pisa, l’umore si è incupito. Ma oggi, 368 giorni dopo una delle più sorprendenti e sottovalutate imprese calcistiche e sportive di cui lui è stato principale artefice, quel legame si interrompe. Il passato prossimo diventa d’obbligo ma non scalfisce la sostanza di un concetto che mai avrei pensato di pensare arrivando a metterlo nero su bianco (sic!).

La gratitudine però resterà eterna e pura, nutrita dai ricordi di due stagioni “infinite” e intense che hanno portato in dote un tricolore fatto di sudore e cattiveria agonistica https://www.ildomenicalenews.it/napoli-forza-4-cammino-e-considerazioni-dieci-10-giorni-dopo-lapoteosi/, una supercoppa che ha addolcito Natale e una onorevolissima piazza da “primo dei perdenti” (cit.). Un tricolore che solo un feroce visionario, un folle, un maniaco del lavoro ossessionato dalla vittoria, un (presunto) antipatico, un vincente vero e inossidabile poteva strappare alla compagine (alle compagini, aggiungerei) più forte.

Inutile girarci attorno: eravamo reduci dal decimo posto post-sbornia terzo scudo https://www.ildomenicalenews.it/confessioni-di-un-tifoso/, e un campionato così, da sfavoriti, non lo avremmo vinto con nessun altro top allenatore in panca. Il quarto scudetto della nostra storia è merito di una società illuminata che da due decenni fa cose pazzesche, merito di una rosa caparbia e forte (ma non fortissima e “corta”) ma senza lui non lo avremmo vinto. E gli interisti, dirigenti e tifosi, lo sanno. E gli interisti, e con loro anche juventini, milanisti, romanisti ora sono felici, ora che lui è andato via da Napoli sono più “leggeri” e sereni.

A dirla tutta, parte del mio malumore nasce dalla consapevolezza di averla data “vinta” a loro, al nord. Niente vittimismo e niente piagnisteo: stampa e potentati settentrionali fanno solo il loro dovere e, storicamente, vincono. Il “problema” siamo noi, non loro. E ieri nella sua ultima conferenza stampa, lui l’ha ribadito usando toni forti, facendo risentire, non poco, l’opinionismo locale. Vien da pensare, però, che solo chi è in possesso di coda di paglia può sentirsi bersaglio delle sue non dolcissime paroline.

Eppure i malumori, i mal di pancia di un ambiente  https://www.ildomenicalenews.it/il-calcio-e-il-napoli-tra-tempo-forzata-filosofia-scudetto-e-tifo/ capace di compattarsi solo nel momento del giubilo e dell’ammuina ma mai un attimo prima, sono stati eccessivi, illogici e ingenerosi. E non solo quest’anno in una stagione falcidiata da infortuni (colpa della sua preparazione, ha sentenziato buona parte del tribunale social-mediatico) e ancor più da un mercato dispendioso e disastroso (tutta colpa delle sue scelte, così ha deciso la corte social-mediatica) conclusasi con una supercoppa e il secondo posto (e una pessima Champions League), ma finanche l’anno scorso. Siamo arrivati a stabilire, tanti tifosi, giornalisti, opinionisti e similari che per il nostro scudetto numero 4 dovevamo ringraziare Orsolini, Pedro e in generale la volontà suicida dell’Internazionale di Milano. Così come quest’anno siamo arrivati secondi grazie all’improvviso tracollo del Milan…

Per inciso: non credo sia l’incapacità (impossibilità) di compattare l’ambiente il motivo principale per cui abbia scelto di andar via, penso che nella sua ricerca spasmodica della vittoria, sapeva che questo gruppo, spremuto fino alla polpa anche da oggettive ragioni anagrafiche, non potesse (volesse?) più seguirlo.
Nell’anno del suo centenario il Napoli perde il suo fuoriclasse ma il calcio come la vita non ammette rimpianti. Auguriamoci che l’altro nostro fenomeno, quello che ci guida da oltre due decenni con risultati esaltanti e fin troppo sottostimati (a proposito di ambiente, solo un lustro fa non si contavano le contestazioni al presidente), sappia individuare, insieme a Manna, il nome giusto affidandogli una rosa a lui congeniale.

CONTE, ANTONIO CONTE è oramai il passato. E’ stato personalmente e per distacco l’allenatore a cui mi sono sentito maggiormente legato, a cui ho voluto (e voglio) un sincero bene, a cui devo sei settimane – da metà aprile al 23 maggio 2025 – vissute in uno stato di ipnotica e costante adrenalinica suspence, tra tormento e paura fino all’estasi finale…
Non so come sarà vederti sulla panchina di un’altra squadra italica, presumibilmente una delle strisciate o i giallorossi capitolini; proverò a non odiarti sportivamente ma nei 180 minuti vs il mio Napoli non garantisco e anzi sono certo che non riusciro’! Ma magari allenerai solo squadre straniere!
Ciao Antò. Sappi che la maggioranza silenziosa dei tifosi ti porterà sempre nel cuore, consapevole che per due anni hai dato tutto per scrivere la Storia. Riuscendoci

Nato 43 anni fa a Napoli, da sempre residente a Casoria. Laureato in Storia alla Federico II, militante politico, impegnato nel mondo dell'associazionismo e del volontariato. Oltre alla storia, e alla politica, l'altra passione è il calcio, in particolare il Napoli. Il colore preferito è, ovviamente, l'Azzurro!