Dì la verità anche se la tua voce trema…

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di Federico Fiore

Era il 16 ottobre 2017, quando la peugeot 108 in affitto di Daphne Caruana Galizia esplode, togliendole la vita. Si trovava a Bidnija, vicino Mosta, una cittadina nel centro di Malta. Il cerchio che si è aperto con il suo omicidio, sta incominciando solo ora, dopo più di due anni, ad avviarsi verso la sua chiusura.

Ma lo sfondo è sempre torbido e non è sicuro che sarà mai fatta davvero luce su questa vicenda. Daphne Caruana Galizia nacque a Malta nel 1964, e iniziò la sua carriera giornalistica nel 1987. Nel corso degli anni scrisse sempre per “The Malta indipendent” e curò anche un blog, “The running commentary” dove annotava segnalazioni investigative e commenti personali, anche verso personaggi molto noti come magistrati o verso il primo ministro di Malta stesso, Joseph Muscat.

Ma è soprattutto negli ultimi anni della sua vita che la Galizia inizia davvero a scendere nei meandri di quella che apparentemente sembra un’isola con un grande movimento turistico, ma sotto nasconde dinamiche molto oscure, dove politici, società off-shore e soldi di dubbia provenienza si intrecciano sempre. Daphne si occupò soprattutto dei Panama Papers, un fascicolo contenente informazioni su chi gestisce oltre 200.000 società off-shore, e di come nascondano soldi al controllo statale.

La sua attenzione ricadde prima su Keith Schembri e Konrad Mizzi, membri del governo laburista maltese; i due avevano sia singolarmente sia insieme delle società che rientravano nei Panama Papers. Poi fu il turno di Michelle Muscat, moglie del primo ministro, che risultava proprietaria della Engrant Inc. , altra società panamense beneficiaria di finanziamenti illeciti dal governo dell’Azerbaijan. Bisogna anche dire che in vita Daphne ricevette tutt’altro che supporto, anzi, fu sottoposta ad una grande pressione sia dalle autorità sia dal punto di vista mediatico; dopo la sua morte furono arrestati praticamente solo gli esecutori fisici: Vincent Muscat ed i fratelli George e Alfred De Giorgio. Poi, il 14 novembre 2019 un uomo di nome Melvin Theuma è stato arrestato per un controllo fiscale apparentemente di routine. Il risultato è stato che Theuma ha confessato di essere l’intermediario tra il mandante dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia e gli esecutori materiali, che sono stati confermati dall’uomo.

Ma prima di dire chi fosse il mandante, Theuma si è accordato con il primo ministro Joseph Muscat per avere la grazia presidenziale, il quale ha dato l’ok senza consultare il governo. Alla fine ha confessato che il mandante è Yorgen Fenech, amministratore delegato della Tumas Group, direttore generale della centrale elettrica a gas di Malta (su cui Daphne indagò per delle tangenti) ma sopratutto proprietario della “17black”, società con sede a Dubai individuata da Daphne come strumento per pagare tangenti sempre ai già citati Keith Schembri e Konrad Mizzi. Yorghen Fenech è stato arrestato il 20 novembre 2019 in acque maltesi mentre tentava di scappare sul suo yacht.

Dopo la sua morte, è stato pubblicato un libro in suo onore, una raccolta di saggi di intellettuali e giornalisti maltesi, inglesi e americani che trattano la sua vita e la sua carriera. In Italia, curato da Roberto Saviano è uscito con il titolo “Dì la verità anche se la tua voce trema”. Si può dire che questo Daphne Caruana Galizia lo abbia fatto molto bene e senza paura, ora solo il futuro ci potrà far capire quanto sarà grande l’eredità che ci ha lasciato.

Il Domenicale News

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