E’ odiato chi si rende odioso

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di Enrico Ariemma

Barca, United, Ajax, Benfica, Bayern, vincono sempre ma sono amati e rispettati, di loro è fama e gloria nell’universo mondo, perché non rubano, e tanto basta. La Juve no, e facciamoci un poco di domande.

È odiato chi si rende odioso.

Ieri sera è andato in onda l’appecoramento osceno e scosciato di un manipolo di schiavi con tessera, è stata decretata la morte dell’informazione e della costruzione delle opinioni, si è con ogni trastola argomentativa in parola e immagine a rendere vero il falso, giusta il precetto di Goebbels secondo cui una bugia detta mille volte diventa verità.

ieri sera un signore che nel 2012 ha defraudato di un campionato un avversario più forte dichiarando che mai avrebbe aiutato l’arbitro a sventare un suo furto, ieri sera quel signore ha invocato, da uomo di valori puliti, SENSIBILITA’, ha sconciamente e crassamente metaforizzato il cuore di un altro arbitro con il bidone di immondizia, perché è stato fischiato un rigore netto impedendo la remuntada, e che cazzo, se io faccio l’impresa tu me la devi far fare pure se faccio una puttanata al novantottesimo, ma chi sei, come ti chiami, come ti permetti.

Mescolando deliberatamente nel torbido di una coscienza marcia, quel signore invita a confondere l’onestà – uno fischia quello che in convinzione tecnica e etica ritiene di fischiare, e nel caso di specie l’infrazione e è platealmente pacchiana – con la sensibilità – rigore o non rigore, tu non lo devi fischiare perché devi avere rispetto, avete capito bene, rispetto, per il mezzo miracolo che sto compiendo, non puoi impedire, sia pure osservando le normative vigenti, che io porti fino alla fine, esatto, fino alla fine, l’impresa, con ciò sottintendendo, peraltro, che l’arbitro che ha cuore è quello che fischia o non fischia, sanziona o non sanziona, in devota osservanza della sensibilità propria e diquel signore. Quello che accade regolarmente in Italia, insomma, come sentenze del passato recente e prassi del doloroso presente attestano.

Tutto questa violenza verbale mi fa schifo.

E mi fa schifo perché se queste volgarità terminali le ascolta un bambino – il bambino per il quale il coccodrillo si scioglieva in lacrime salate in mondovisione dopo l’eliminazione dai mondiali – allora quel bambino diventa un truffatore potenziale: avrà diritto a chiamare monnezza la sua maestra se, al termine di un compito svolto bene, valuterà severamente una siderale stronzata all’ultimo rigo.

E quel signore non prova la minima vergogna, perché le sue parole rancide sono lo specchio di questo paese che lo supporta e lo sostiene, a partire dalla farsa mediatica che, c’è da giurarlo, registrerà inquietanti crescendo nelle prossime ore.

E se poi si sente davvero defraudato provi allora sulla loro pelle come chiunque in Italia, non appena incrocia la masnada che di cui è capitano, si senta sempre col portafogli sfilato dalle tasche.

SENSIBILITA’. la stessa cui avrebbe diritto il Benevento per aver perso dieci partite al novantacinquesimo, per capirci.

SENSIBILITA’, la stessa, ho paura, con la quale verrà coccolato in patria, da domenica alle tre.

SENSIBILITA’, la stessa che merita il Napoli, ja’, arbitri, m’arraccumanno, ‘e guagliuni se stanno impegnando assai.

E dunque:

“Rimonta inutile.
Rigore netto al 93°.
Buffon espulso e uscita di scena pessima.
Chiellini You pay.
Agnelli chiede la Var.
Buffon che chiede sensibilità invece dell onestà.
Buffon che sbrocca.
Benatia che parla degli arbitri.
Premium che tarocca le immagini per esser servo del padrone.
CR7 che sfonda la rete al 98°.
Higuain che si scaccola uscendo.”

DIO ESISTE.

Enrico Ariemma

Enrico Ariemma Docente di Lingua e Letteratura latina presso l’Università di Salerno. Uomo di inverni miti e di estati di passione, malato di Napoli e di filologia, in quale ordine non saprebbe dire. Chirurgo di testi per vocazione antica e per impegno accademico, prova con francescana ostinazione a educare alla Bellezza, dinanzi ai cui inattesi impercettibili cristalli si stupisce e si commuove. Per questo detesta con pervicace ostinazione il brutto, il crasso, il banale, il volgare. Stanziale da quarant’anni al San Paolo, legge, scrive, insegna, cavalca una moto, inforca gli sci, va per mare, vagabonda per mostre, viaggia per le leghe del pensiero e per le strade del mondo. Ama.