Intervista a Lorenzo Marone

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di Manuela Vitale

Il 5, 6 e 7 ottobre a Napoli, al Museo Archeologico Nazionale, c’è stata la Fiera del Libro. Tema principale, quest’anno, sono le frontiere, le barriere, il tema dei migranti affrontato in vario modo: conferenze, presentazioni di libri, grafic novel.

Ho deciso di raggiungere, nonostante il tempo avverso, il Museo per dare uno sguardo alla situazione: agli editori, ai lettori, ai clienti. Inoltre, avevo contattato giusto il giorno prima l’ufficio stampa per poter fare due chiacchiere con il Direttore della fiera, Lorenzo Marone.  Incontro  Marone mentre stava per intervenire durante la presentazione di una bellissima grafic novel: Salvezza (autori Rizzo e Bonaccorso, edito Feltrinelli Comix).

Dopo le presentazioni di rito, Lorenzo mi chiede immediatamente di dargli del tu, e, usciti dalla sala conferenze, iniziamo la nostra chiacchierata.

«Uno dei problemi degli ultimi anni: le librerie a Napoli che chiudono» comincio, «questo settore è stato uno dei primi ad essere colpito dalla crisi, ciò ha determinato la chiusura di tante librerie fino a lasciare solo le più grandi, purtroppo».

Lui annuisce immediatamente. «La crisi ha peggiorato una situazione già di per sé drammatica, in realtà. Io parlo nelle scuole, nessuno legge. Si sta perdendo l’abitudine alla lettura».

«Perché, secondo te, i ragazzi non leggono?»

«Nient’altro che la deriva culturale di questo paese;  più si abbassa il livello culturale e più aumenta l’ ignoranza, sai, i muri, le frontiere, le barriere. Frutto anche del mondo che va mille a l’ora, cambiano le usanze in un attimo, le tecnologie».

«Quindi, secondo te, è da vedere in accezione negativa l’evoluzione tecnologica in questo senso?»

«Sì, non per fare il vecchietto, ma tutto questo è negativo perché ha compromesso la comunicazione e la condivisione. Si parla di condivisione ma non esiste più».

«E-book e libri digitali non hanno aiutato?».

«No, quello è un altro discorso. È sempre un modo per leggere storia e arricchirsi. Non hanno, però, creato un mercato così forte; il cartaceo è sempre forte, fondamentale, la base per me». Poi aggiunge «Però, basta che si legga».

«Tema principale della fiera è quello delle frontiere. Il nuovo governo come si sta comportando, secondo lei?»

«Uno dei peggiori governi che l’Italia abbia mai avuto» risponde immediatamente grave. «Ovviamente, contribuisce negativamente a questo clima: sia con fatti sia con parole. Proprio in questo mondo vengono usate tante parole, in modo distorto, vedi le fake news. Vengono usate per alimentare diffidenza, odio, paura»

«Si tratta di un sobillare continuamente i cittadini, non credi?»

«Sì, se aggiungi l’ignoranza poi… Se si ha un livello culturale alto non hai bisogno di barriere, non c’è bisogno di trovare un nemico. Questi sono anni di crisi, si sente il bisogno di trovare un nemico».

Annuisco convinta profondamente soprattutto dell’ultima precisazione.

«Scopo ideale di questa fiera? Com’è stata progettata?»

«Incontro fra editori, lettori. Allargare gli orizzonti. È un progetto che è partito anni fa»

«Hai invitato anche ospiti autorevoli: Michela Murgia, ad esempio» commento.

«E non solo» ribatte lui «Maurizio De Giovanni, Fabio Genovesi che non è venuto per un problema di salute, Sara Rattaro, lei che prende in giro la TV, proprio ricollegandosi alla deriva culturale. Invitato è anche Giovanni Tiziani, giornalista che vive sotto scorta che ha fatto un libro sui figli dei padrini della mafia. Frontiere anche in senso lato, non solo geopolitico, anche sociale culturale».

«Prospettiva rivolta principalmente ai giovani, quindi».

«Assolutamente. Noi siamo felici se loro vengono, lo facciamo per loro. È per loro. Fortunatamente, abbiamo un pubblico mediamente giovane, posso ritenermi soddisfatto»

«Tu sei un ex avvocato. Come mai c’è stato questo passaggio dall’ avvocatura all’ editoria?» chiedo cambiando argomento.

«Non mi piaceva. Volevo fare lo scrittore, volevo approfondire questa mia passione. È iniziato come un gioco, poi è diventato un lavoro».

«Dal tuo libro ”La tentazione di essere felici” hanno tratto un bel film, “La tenerezza”. Com’è stata questa esperienza?»

«Si è trattato di prendere più ispirazione, in realtà»

«Soddisfatto?»

Renato Carpentieri

«L’autore non sarà mai soddisfatto» ride. «Sono felice, non lo sento particolarmente mio, però; è diverso. Il personaggio creato da Renato Carpentieri mi fa onore, poi ha anche vinto il David come premio. È un po’ come se avessero premiato anche me».

«Come sono andati questi due giorni di fiera?»

«Sono stati staccati mille biglietti solo oggi, ad ora di pranzo: direi piuttosto bene. Forte. Sono contento che Napoli abbia risposto così bene. Nonostante il tempo di oggi, ci stiamo riuscendo; ieri è stato perfetto. Sono contento che Napoli possa godere di un’altra manifestazione culturale perché Napoli è la città della cultura». Poi con soddisfazione aggiunge, «è facile parlare a Napoli, fare è ben diverso. Quando ci riesci, però, è estremamente soddisfacente».

Emanuela Vitale

Studentessa di Giurisprudenza della Federico II a tempo pieno ma con tante, troppe, passioni. Su tutte spicca una che ha fin da quando le hanno insegnato a leggere: i libri. Ha iniziato a recensire libri grazie al sostegno del suo prof di inglese a sedici anni e, da allora, non si è fermata più. Un po’ Corvonero ma molto più Serpeverde, è una femminista che crede fermamente nella parità e nella democrazia ma, soprattutto, nella cultura. Ha nuotato per dodici anni e ha un acquario e un criceto.