Le domande dei bambini…

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Questa settima potrebbe capitare che un bambino, tornando da scuola possa chiedere: “Ma cos’è il giorno della Memoria?”. Perché magari la maestra ha solo accennato all’argomento, non avendo il tempo necessario per poterlo approfondire. Allora sta ai genitori, ai nonni, a uno zio o una zia il compito di informare il bambino, per natura curioso e predisposto. Non ancora geneticamente modificato alla cattiveria umana. Solo col ricordo costante si può scongiurare il pericolo del ripetersi di certi eventi: “E’ accaduto, quindi potrebbe accadere di nuovo!”, scriveva Primo Levi, uno che visse sulla propria pelle quel dramma.

Ma perché i nazisti fecero la guerra agli ebrei?

E qua bisogna stare attenti a partire col piede giusto. Bisogna spiegare che tra nazisti ed ebrei non ci fu una guerra..La guerra si combatte ad armi pari, o quasi. Se hai cannoni, bombe, aerei, fucili e arrivi ad usare camere a gas per le uccisioni di massa e il tuo nemico non ha niente, non si può parlare di guerra, ma di sterminio. Se un barcone in mezzo al mare sta affondando ed una nave gira a largo, magari facendo finta di non vedere, o aspettando che intervenga qualcun altro, non si può parlare di naufragio, ma di assassinio plurimo.

E quanti ebrei furono sterminati?

Qua pure bisogna stare attenti, perché il bambino non ha ancora acquisito il senso delle proporzioni. Non sa quantificare l’enormità del numero di sei milioni di morti. Bisogna saper scendere al suo livello intellettivo, fare degli esempi pratici, come quando si dice “grande come un elefante”, “piccolo come una formica”, oppure “lungo come un serpente”: Di quanti bambini è formata la tua classe? Ora prendi dieci, cento, mille classe di bambini e mettile in uno stadio di calcio. Ti ricordi vero quando siamo stati alla partita e lo stadio era pieno? Ebbene riuscirai a riempire solo una piccola parte di quello stadio. Immagina di riempirlo tutto. Poi riempi altri dieci stadi, altri venti stadi, tutti pieni di bambini. Solo di bambini, tutti strappati alle loro mamme. Avrai raggiunto il numero di un milione. Un milione di bambini, che poi è proprio il numero di bambini morti in quello sterminio. Ma non basta. Adesso riempi ancora tanti e tanti stadi, molti di più, troppi di più. Tutti pieni di mamme, di papà, di fratelli e sorelle più grandi, di cugini, di zii, di zie, di nonni e di nonne. Forse arriverai a sei milioni di persone che sono state sterminate in quegli anni. Dalla sera alla mattina, intere famiglie vennero spogliate di tutto, i bambini come te non potevano più andare a scuola e i loro papà non potevano più lavorare. In tuta Europa. In Italia furono più di settemila gli ebrei deportati nei campi di concentramento. Italiani come me e te. Pochi più di un centinaio fecero ritorno.

Ma perché i nazisti uccidevano tutta quella gente, perché erano così cattivi?

Prima di tutto non erano solo nazisti, e non erano tutti cattivi. Molti di loro, dopo avere ammazzato la gente, la sera tornava a casa, baciava i figli, salutava la moglie, e si metteva a tavola con la famiglia. L’eccessivo nazionalismo può facilmente sfociare nel razzismo, che ha sempre bisogno di individuare un nemico nel “diverso”. Gli ebrei, già perseguitati da secoli, furono un facile bersaglio. Bisogna scongiurare in tutti i modi il pericolo che si vada alla ricerca di “nuovi bersagli”.

Ma come fu possibile?

Fu possibile! Molti facevano finta di non vedere, altri per paura di essere coinvolti, altri ancora perché pensavano di essere nel giusto. Per fortuna non tutti erano fatti allo stesso modo. Forse avrai sentito parlare di Oskar Schindler o di Giorgio Perlasca, salvarono migliaia di ebrei dalla morte. Non esitarono a rischiare la propria vita. Non si chiesero “perché io?”. Non incolparono gli americani, gli inglesi o i russi del mancato o ritardato intervento. Li salvavano e basta! Ora sono ricordati col titolo di “Giusto tra le Nazioni”. Tra loro ci sono quasi 700 italiani, tra i quali il campione di ciclismo Gino Bartali e il nonno di Alberto Angela, quello che tanto ti piace guardare in TV. E non solo loro, pure tanta gente comune. Sconosciuti. Sono più di ventiseimila nel mondo quelli che hanno salvato anche uno solo di quelle persone destinate a morte sicura. Sono ricordati in molti Paesi, dove sono stati creati “I giardini dei Giusti”. All’ingresso del Giardino dei Giusti di Gerusalemme è riportata la frase: “Il vero Giusto è colui che si sente sempre a metà colpevole dei misfatti di tutti”.

Ma gli ebrei erano diversi da noi? Forse erano cattivi?

Certo che erano diversi! E c’erano pure dei cattivi tra di loro, come ce ne sono tra tutti, così come c’erano biondi o mori, grassi o magri, alti o bassi, bambini che sapevano giocare a pallone oppure no, proprio come nella tua squadra di calcetto. Come siamo diversi io e te, come sei diverso tu e tuo fratello, come sono diversi i tuoi compagni di scuola. Tutti. Perché ognuno di noi è diverso dall’altro. Fortunatamente. Solo, sempre e soltanto per questo, e non per altro. Soprattutto non per il colore della pelle o per il paese in cui è nato.

Pasquale Di Fenzo

Pasquale Di Fenzo, PDF per gli amici, tifoso di Napoli prima che del Napoli. Non lesina critiche a Napoli e al Napoli, ma va “in freva” se qualcuno critica Napoli e il Napoli. Pensa di scrivere, ma il più delle volte sbarèa. L’obiettività è la sua dote migliore. Se il Napoli perde è colpa dell’arbitro. O della sfortuna. Sempre. Se vince lo ha meritato. Ha fatto sua una frase di Vujadin Boskov, apportando però una piccola aggiunta: “è rigore quando arbitro fischia, a favore del Napoli”. E’ ossessionato da Michu che, solo davanti alla porta del Bilbao passa la palla ad Hamsik invece di tirare in porta. Si sveglia di notte in un bagno di sudore gridando “Tira! Tira!”.