Niente di nuovo sul fronte occidentale

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di Claude De Bray

 

Proprio niente niente non direi stando ai giornali di oggi; è tutto come un filo rosso, antica leggenda, che misteriosamente lega due persone al medesimo destino.

Purtroppo quello a cui assistiamo in questo tempo è un filo nero, di matrice che riconduce a legami con le pagine più nere del passato in cui sono coinvolti NAR, Forza Nuova, e l’attuale governo sempre più egemone, sempre più protervo, sempre meno incline a compromessi.

Su Repubblica di oggi, nel suo consueto trafiletto, compare la rubrica di quello che reputo uno dei più grandi giornalisti di questo tempo, un certo Serra con la sua Amaca da cui assistite alle nefandezze con pungente ed attenta analisi.

Questo governo saccente quanto menzognero ha tradito finanche i dettami della democrazia con ingerenze mai viste dalla creazione della Repubblica.

Senza alcuna vergogna ha parcellizzato la Rai, sforbiciato a sinistra e manca, cancellando trasmissioni e personaggi scomodi rendendo ancor meno l’informazione libera e facendo sprofondare la libertà di stampa e giornalisti a semplice metodo di propaganda. La Rai, servizio pubblico in cui la politica non dovrebbe nemmeno posare piede è terreno di scontro politico. Senza che nemmeno i cittadini abbiano sentore, finanche Isoradio è stata politicizzata anche se, come citato da Serra, a Roncobilaccio, come sul fronte occidentale, non c’è niente di nuovo se non il solito ingorgo. Un giorno forse, al termine di questo Medioevo mediatico la politica renderà libera l’informazione e non dovremo assistere alle spartizioni delle poltrone di potere a favore di questo o quel governo in lotte fratricide in cui si rivendica come lo ius primae noctis i sedili di porto di un tempo lontano.

Intanto la costruzione di un sistema propagandistico subdolo quanto meschino segue il suo corso e da Bonaccina a Colosimo gli oltraggi e attentati alla costituzione vanno avanti senza che nessun cittadino, leone o gazzella, abbia imparato, al risveglio, di correre; anzi, noi, misere gazzelle pascoliamo in attesa di essere azzannati dal leone come se questo sia il nostro unico destino.

Siamo oramai in balia delle onde che presto diverranno tempesta e che all’orizzonte già si profila come uno tsunami.

La commissione europea boccia su tutti i fronti le scelte del governo italiano sul PNRR come sul fisco e debito pubblico; la vera tragedia sarà il prospettarsi di perdere il PNRR per palese incapacità che sarà celato, quasi ci scommetterei, dal dover ridurre a tutti i costi il debito pubblico futuro che non avrà futuro senza i soldi del PNRR e soprattutto senza idee su come utilizzarlo.

In un mio vecchio articolo ad elezioni imminenti lo dissi chiaro e tondo che era non uno scontro politico, ma una guerra fratricida tra Nord e Sud. Ora, purtroppo, siamo alla resa dei conti ed i governatori come Zaia, i senatori come Salvini e tanti altri già rivendicano il mancato utilizzo dei fondi destinati al Sud da destinare alle regioni ricche ed opulente del Nord.

È chiaro l’intento di impoverire ancor più il sud facendolo sprofondare in una povertà incalcolabile destinato dunque a divenire colonia a cui, di tanto in tanto, fare elemosina in un gesto di magnanima compassione anche se la quota maggiore dei fondi sarebbe destinata proprio al sud per metterla al passo con infrastrutture al nord. Sembra che nessuno capisca che fin tanto che il sud sarà zavorra l’Italia non trarrà giovamento nella crescita; si cresce uniti non divisi come vorrebbe Calderoli.

Questo governo sarà chiamato prima o poi a fare scelte che quando erano all’opposizione criticavano fortemente come, ad esempio, il nodo balneari su cui l’Europa non è disposta a cedere, sarà costretta a dover rivedere la fantasmagorica storiella della flat tax come delle autonomie che contravvengono a leggi costituzionali come quelle che determinano pari diritto alla salute quanto all’istruzione.

Il problema è che i governatori nel tempo hanno preso in carico diritti istituzionali a cui non avrebbero mai dovuto accedere sostituendo di fatto lo Stato.

Molto, diciamolo chiaro e tondo, è nato da scelte politiche passate in cui il titolo V è stato privato della sua forza e della stessa ragione di esistere.

Resta che noi, gazzelle, abbiamo votato a larga maggioranza questo governo sia pur con un tasso di astensionismo quasi senza precedenti e non tutto è merito della destra quanto di una sinistra priva di una linea guida lacerata a picconate da Renzi & C. oltre alla oramai conclamata mancanza di coscienza politica degli italiani o gazzelle che dir si voglia.

Poi ci sarebbe l’America che rischia il default paventando l’ipotesi che nel giro di tre o quattro mesi il grande paese delle opportunità non abbia soldi per pagare gli statali.

Sull’altra sponda una guerra alle nostre porte mira a destabilizzare l’intero sistema geopolitico a cui eravamo abituati e dalla Grecia alla Turchia i segnali non sono confortanti.

Insomma, per noi, pecore o gazzelle, anche oggi niente di nuovo sul fronte occidentale.

Nato a Napoli non ho frequentato scuole degne di tale nome. Al compimento dei diciott’anni dopo il conseguimento del diploma sono subito stato assorbito dal lavoro soprattutto per motivi di sostentamento precludendomi la cosiddetta “Laura”. In compenso ho la laurea della strada, un master in sopravvivenza e vivo tutt’ora di espedienti. Amo leggere più che scrivere ed avendo raggiunto un’età che mi concede il lusso di dire ciò che penso non percorro strade che conducono al perbenismo bensì all’irriverenza. Non amo molto questo tempo e la conseguente umanità per cui sono definito un misantropo; ciò non toglie che la solitudine non precluda l’essere socievole e come tutti i solitari le persone le scelgo; il resto le guardo da lontano, senza avvicinarmi troppo. Se è vero che ogni mattina ognuno di noi fa una guerra per combattere il razzista, il moralista, il saccente che vive in noi, non ho alcun interesse nello scoprire che qualcuno questa guerra l’abbia persa e dunque la evito. Il resto sono cazzi miei e non ho intenzione di dirvi altro altrimenti, come Sanguineti, dovrei lasciarvi cinque parole che vi assicuro non vi piacerebbero.