Parliamoci chiaro: è solo un conflitto di interessi differenti

di Emilio D’Angelo

Io da piccolo, tanti anni fa, stavo con gli indiani, al massimo potevo essere un patriota sudista, ed amavo i Negri.
A scuola, alle medie cominciai a studiare l’Iliade e mi appassionai alla storia di Ettore, che divenne il mio eroe, per sempre.
Poi ci furono  EL CID con le sue mitiche gesta e più tardi il grande Che Guevara.
Sono andato a Burgos, nella città nativa del Grande CID e poi fino a Cuba nel sacrario del Che.
I miei eroi hanno una caratteristica in comune, sono eroi perdenti contro il potere, ma lottano sino al sacrifico della vita per difendere i propri valori e la propria gente.
Ora noi, amici carissimi, abbiamo fatto insieme un lungo percorso, oltre trent’anni di storia comune.
Siamo venuti da lontano, chi da Piazza Mercato a Napoli, chi dai paesi vesuviani, per ritrovarci insieme nell’agro nolano.
Eppure tutti noi, abbiamo in comune una storia, una passione che ci unisce: il senso e la cultura del commercio.
Potete pensarla come volete, ma noi non c’entriamo un bel niente con Iasi, Grimaldi, Ricci, ancora meno con i signori degli SFP, Boiardi e Campagnola, ma proprio niente.
É gente che viene da tutt’altra parte, sono consulenti, alcuni di loro illustri consulenti finanziari, che abbiamo incontrato perché il Cavaliere prima ci ha creato, con grande onore, come società consortile e poi ci ha avvolto in una fittissima nube finanziaria, dalla quale non ci riusciamo a liberare.

Carissimi colleghi,
Vi ripeto questa non é una lotta tra chi vuole o chi non vuole il rilancio del CIS, come vogliono farci credere.
Una grande falsità, come la storia che il commercio all’ingrosso è finito e dovevamo puntare sui treni , sul parco acquatico o sulla logistica.

Tutto, tranne il CIS, ed ora che dovremmo inventarci? La scuola di franchising?

Questa é una lotta disperata tra chi vuole liberare il CIS dal giogo finanziario e chi vuole sottometterlo definitamente, riducendolo ad un anonimo modello di gestione immobiliare e finanziario, assimilato ad Interporto, senza nessuna anima.
Allora Vi dirò poche cose, fatene tesoro e pensateci, prima di votare nella prossima assemblea, se ve lo faranno fare…..Sapete quante difficoltà Vi faranno per entrare in Assemblea se non sarete allineati al nuovo verbo?

Ecco alcune domande:

Perché é andato via, con due anni di anticipo, il top manager, Sergio Iasi, interrompendo ogni progetto di risanamento finanziario e di rilancio del CIS , dopo aver concluso , per giunta, una transazione con Interporto per anticipata risoluzione da 2.900.000 euro?

Perché, subito dopo, é stato dimissionato dalla presidenza di Interporto il Cav.Punzo, storico fondatore del Distretto?

Perché la quota più consistente della transazione dovrebbe essere rimborsata da CIS a Interporto, tanto da meritare di essere inserito in un fondo apposito di rischio?

Quali interessi e di quale parte sostengono questa pretesa?

Chi ha fatto fallire trenta e più aziende socie per sottrargli i capannoni, solo per mantenerli sistematicamente bloccati ed inutilizzati fino ad ora?

Chi ha interesse a realizzare una probabile operazione speculativa su questi immobili?

Chi ha accettato la sostituzione nel ruolo di amministratore delegato del top manager Iasi con il suo aiuto finanziario, senza alcuna esperienza di gestione nel ruolo?

Chi suggerisce e per quali interessi, di rallentare la chiusura dell’AdR che ci porterebbe fuori da qualsiasi rischio di evento rilevante o coinvolgimento con la manovra Interporto?

Chi ha presentato in bilancio un ingente incremento di spese di consulenza, amministrative e di impianto della struttura, assorbendo una parte consistente dei versamenti per oneri condominiali?

Chi ha inserito nel Fondo rischi l’importo di 1.350.000 euro per la partita contestata è chiaramente non dovuta a Interporto?

Quando risponderete a queste domande, troverete, se siete in buona fede, un’unica risposta e capirete che la questione non é se spendiamo, ed in quale modo, tre milioni di euro, ma piuttosto di chi sono quei tre milioni e chi ha interesse a ritardare la chiusura del debito.

Ora che mi risulti, pur in epoca di finanza creativa, anche un bambino saprebbe bene che solo due sono le fonti di incasso del CIS :

Le quote condominiali versate a conguaglio dalle aziende socie e i versamenti in conto mutuo, o per riscatti o rate a scadere.

Nel primo caso le risorse sono nella disponibilità dei soci ed eventuali eccedenze possono essere impiegate con il loro consenso per operazioni di rilancio del CIS.

Nel secondo caso sono fondi vincolati dall’AdR al pagamento del residuo debito e qualsiasi diverso utilizzo é illegittimo e rischioso.

Gli amministratori che autorizzassero tale impiego senza specifico consenso delle banche creditrici, rischierebbero in proprio e noi, Assemblea, saremmo responsabili per aver avallato una condotta ed una procedura in violazione dell’AdR.

Tutti i ragionamenti legati, ai diritti dei portatori degli SFP sono solo strumentali, perché quei diritti valgono ed incidono solo sugli utili che possono derivare dalla ricollocazione del patrimonio immobiliare inattivo.
Questo imprime una svolta tassativa di gestione condominiale autonoma e dedicata ai soli costi di manutenzione del Centro che rimanga rigorosamente indenne dall’influenza dei diritti patrimoniali degli SFP.

É questa l’unica strada di rilancio effettivo del CIS, fondato su risorse proprie delle imprese, gestite con lo spirito consortile che ci indusse a stare insieme.

Ritorneremo su questi argomenti, anche perché sono sicuro che gli amministratori di estrazione sociale sono sicuramente sensibili a queste riflessioni, fondate su intuizioni ed esperienze che appartengono al nostro vissuto comune.

Il Domenicale News

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