Udinese – Napoli 3-1: le pagelle di Pasquale Lucchese

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Gabriel: Nel suo esordio, la peggior partita difensiva del Napoli, sarà un caso? Per un soffio non para il primo rigore friulano, sul secondo è bravo anche sulla ribattuta. Nel finale di tempo la frittata: disimpegno errato di piede, esce dai pali per rimediare, ma ci torna solo per recuperare il pallone insaccato. Croce e delizia di una giornata nera. Voto 5
Koulibaly: Sovrastato da Zapata, una prestazione da film horror. Voto 4.5
Albiol: Senza il connazionale torna quello dello scorso anno. Voto 5
Ghoulam: Widmer lo salta costantemente. Voto 4.5
Hysaj: Fa meno danni dei compagni di reparto. Voto 5+
Jorginho: La nazionale non gli giova. Voto 5
Allan: Prova a combattere. Voto 5.5
Hamsik: Non pervenuto, anche il capitano non riesce ad esprimere le sue qualità. Voto 4.5
Callejon: Il suo zampino sul gol del pari. Voto 5.5
Insigne: La nazionale non gli giova. La peggiore prestazione dell’anno. Voto 4.5
Higuain: Un gran gol, perde la testa sul rosso che si vede sventolare. Rischia di restar fuori anche 3 giornate, speriamo Tosel sia clemente, molto dipenderà da quanto riportato dall’arbitro nel referto  (abbiamo imparato il regolamento, perché si è parlato molto di referto arbitrale in un recentissimo passato, per giustificare una decisione del giudice sportivo nei confronti di un giocatore del campionato italiano). Voto 6-
Subentrati:
Mertens, Gabbiadini, El Kaddouri: S.V.
Sarri: Poteva tentare di arginare le falle sul versante sinistro, ma oggi la squadra con la testa non è scesa in campo. Primi 15 minuti di esasperato tatticismo, poi il loro gol e il nostro pari, il rigore parato, sembravano in qualche modo ‘aprire’ il match, benché fossero soprattutto i friulani a pungere. Il cadeau al 45°minuto di Gabriel (se non c’è Reina, perché giocare così tanto sul portiere?) taglia definitivamente le gambe. Nella ripresa cambia poco, Widmer serve Thereau per il 3-1, Higuain espulso, e il Napoli sprofonda.
A Udine, il peggior Napoli della stagione, mai veramente in partita, subisce l’aggressività e la maggiore determinazione dei padroni di casa, mai così pimpanti e brillanti in quest’annata.
Dalla 4°giornata ad oggi, il percorso degli azzurri è stato entusiasmante, con due macchie figlie di situazioni diverse, Bologna e Udine. Un andamento ‘umano’ e razionale, che rispecchia sostanzialmente i valori della rosa, magnificamente esaltati dal mister. Ciò che non appare conforme agli umani standard appartiene ad altri lidi, bontà loro e della loro solo italica potenza.
udinese-napoli-3-1-660x350Arbitro: Il primo rigore con conseguente ammonizione è scelta corretta, idem con qualche dubbio leggerissimo sul secondo, con giallo per Ghoulam. Grazia Koulibaly che, già ammonito, poteva anzitempo andar a far la doccia per una trattenuta su Zapata.
Il primo cartellino a Higuain è frettoloso o quanto meno fiscale, l’argentino allontana per protesta il pallone dopo un fuorigioco (millimetrico se c’è) fischiatogli contro, Armero per un gesto simile, non viene ammonito. Sul secondo, francamente non è facile giudicare, il tutto avviene in pochissimi secondi: Higuain viene azzoppato da Felipe, l’arbitro non interviene, lo stesso argentino alza all’indietro la gamba, colpendo con un ‘calcetto’ il difensore di casa, che crolla come se fosse stato investito da un tir, in gergo si chiama fallo di reazione. Abilmente provocato, Higuain ci casca, e peggio ancora fa dopo il rosso (secondo giallo) sventolatogli da Irrati. Pur se fa male ammetterlo, l’ingenuità di Higuain supera la fiscalità dell’arbitro, che quindi nel complesso fa esattamente quello che deve: APPLICARE IL REGOLAMENTO. Il maiuscolo non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Voto 6-
Udinese: Andate a rivedervi la partita del 7 febbraio 2010, troverete qualche similitudine, benché fossero altri tempi e altre classifiche; e se proprio avete tempo guardatevi i primi 20 minuti di una recente partita casalinga dei friulani contro una compagine che dell’Udinese ha gli stessi colori sociali. Il cambio in panchina solitamente sortisce benefici, ma quanto fatto da De Canio (quando tornerà disoccupato, non invitiamolo più nelle nostre trasmissioni, non fosse altro che per evitare di fargli conoscere tutti i nostri segreti… ) in 20 giorni ha dell’incredibile. Una squadra spenta, demotivata, senza grinta, nonostante una rosa assolutamente discreta, d’incanto si trasforma in una compagine di 11 guerrieri, pronti a sputare fino all’ultima goccia di sudore per aver la meglio sull’avversario. Si chiama etica professionale dei singoli e di chi li ‘gestisce’, da quelle parti (anche nella vicina Verona, sponda quartiere, ma anche a Bergamo, basta vedere i risultati dei bergamaschi contro le ‘big’ negli ultimi 5 anni), dovrebbero insegnarla.
Chiosa finale tutta personale: non ho mai veramente creduto nel titolo, ci speravo da bravo tifoso, da amante del calcio e del mio Napoli, suffragato dal bel gioco espresso e dai risultati che sono arrivati.
Non so altrove, ma in Italia il calcio è in primo luogo un business, e il business comporta intrecci di Palazzo e Potere (parafrasando Pier Paolo Pasolini, tra le altre cose amante del calcio, tifoso del Bologna e friulano d’adozione). Negli ultimi 25 anni, dopo gli scudetti che bagnarono il golfo di Napoli e quello ligure, solo le tre strisciate hanno cucito il tricolore sulla propria maglia (compreso quello revocato ai savoiardi, per lo scandalo di calciopoli, correva l’anno 2004-05), ad eccezione delle due vittorie ‘giubilari’ delle romane (Lazio ’99-2000, Roma 2000-01, ambedue ‘scippati’ proprio alla strisciata sabauda). Senza contare che in 113 stagioni (partendo dai primordi, da quando lo scudetto era assegnato con una semifinale e una finale, modello trofeo estivo), 67 volte hanno festeggiato a Milano o a Torino sponda non granata (in 83 annate partendo dal 1929-30, primo campionato a girone unico, i titoli delle tre strisciate sono 60).
Una percentuale enorme, altissima, che da sola spiega il baricentro di un mondo che, negli anni si è trasformato da ‘semplice gioco’, dove vincere era prestigioso, in una ricchissima macchina per fare soldi e per catalizzare tifosi, potenziali clienti. Il discorso potrebbe andar avanti per un bel po’, ma questi velocissimi numeri, i tanti scandali recenti e meno recenti, spesso poi conclusi alla democristiana italiota maniera, dicono tutto.
Ecco perché non ci ho creduto. Pur riconoscendo la superiorità dell’avversario, quanto meno nella completezza della rosa, ma ancor più nella mentalità e nell’abitudine al successo, il campo svolge, ahimè solo un ‘effetto secondario’ (non sempre vincono i migliori, il primo scudetto dei 4/5 consecutivi ne è un esempio). Viene spontaneo chiedersi, perché seguire e gioire e soffrire, se in fondo, si ha una visione tanto cinica e disillusa; le risposte sono tante, frammentarie, contraddittorie, magari poi Adl in quel Palazzo decide di imporsi, come fece tempo fa Ferlaino… Triste, molto triste, chiamatelo qualunquismo, vittimismo, fate vobis, ma è la mia opinabilissima (benché parlino i numeri) idea. P.S. Nel prossimo week-end, a Milano potrebbero non vincere.
Pasquale Lucchese

Nato 34 anni fa a Napoli, da sempre residente a Casoria. Laureato in Storia alla Federico II, militante politico, impegnato nel mondo dell'associazionismo e del volontariato. Oltre alla storia, e alla politica, l'altra passione è il calcio, in particolare il Napoli. Il colore preferito è, ovviamente, l'Azzurro!