Conclusa la vicenda “Diciotti”, rimangono irrisolti gli interrogativi sugli sbarchi.

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di Alessandro D’Orazio

Si è da poco conclusa la vicenda della nave Diciotti con lo sbarco di tutti i 137 migranti, dopo cinque giorni trascorsi sul pattugliatore della guardia costiera ormeggiato nel porto di Catania. Dopo l’identificazione saranno trasferiti con dei bus in un centro di Messina in attesa della successiva distribuzione tra Chiesa italiana, Albania e Irlanda.

 

Nel frattempo, però, nella serata di sabato si è appreso che il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Indagato anche il capo di Gabinetto del Viminale. Secondo i magistrati, avrebbero privato illegalmente della libertà personale i profughi soccorsi dalla nave Diciotti a cui, da giorni, è vietato scendere dall’imbarcazione. La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta, ha iscritto i due indagati e trasmesso i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri del capoluogo, così come previsto dalla procedura.

 

Al di là di quanto accaduto, rimangono però numerosi gli interrogativi sulla vicenda a cominciare dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale ha espresso al momento la volontà dell’Italia di non aderire al bilancio Ue: “Siamo al lavoro per porre una riserva all’adesione dell’Italia al piano finanziario pluriennale in corso di discussione.

 

A queste condizioni, l’Italia non ritiene possibile esprimere adesione a un bilancio di previsione che sottende una politica così incoerente sul piano sociale”, ha scritto in un post su facebook il premier. Nei giorni scorsi peraltro l’incontro a Bruxelles in tema di immigrazione si era concluso con un nulla di fatto; cosa che aveva non poco irritato l’esecutivo giallo-verde.

Nel corso dell’intera vicenda il Governo italiano ha dovuto fronteggiare le accuse di molteplici attori dello scenario nazionale ed internazionale, tra cui Unione Europea, magistratura, partiti politici d’opposizione, centri sociali ed associazioni varie (solo per citarne alcune: Rete antirazzista, Legambiente, Pax Christi, Cobas, Arci, Anpi, No Muos, ecc.).

 

Tuttavia nel lungo braccio di ferro che si è consumato l’esecutivo politico ha dimostrato una fermezza notevole, portando avanti una accesa battaglia. Quella forza etichettata da molti col termine “populismo”, ma che in realtà agli occhi della gente comune, del popolo per l’appunto, è stata spesso interpretata come genuina affermazione della propria “italianità”. 

 

L’italianità di coloro i quali nutrono seri dubbi e giustificate perplessità sul funzionamento di una macchina dell’accoglienza non sempre impeccabile; l’italianità di coloro i quali, credendo nell’unione dei popoli europei, auspicano la medesima comunione di fronte a cicliche e naturali difficoltà. E che la questione non sia conclusa quì rimane, per ora, un dato di fatto inconfutabile.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.