Una domenica senza calcio

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di Rosario Pesce

Una domenica senza calcio – come si direbbe nello slang dei giovani – costituisce il massimo della sfiga possibile.

È chiaro che il senso della nostra affermazione non può che essere preso con il dovuto beneficio di inventario, visto che si tratta di una semplice battuta e che, purtroppo, nella vita di tutti i giorni ben altre sono le sfighe e le disgrazie, nelle quali possiamo imbatterci.

Si sa bene che il calcio è la vera droga di noi Italiani, che seguiamo ogni evento calcistico come se fosse la finale di un torneo europeo o mondiale: d’altronde, gli altri sport di squadra, come il basket e la pallavolo, non hanno ancora incontrato il successo del calcio e, per quanto possano crescere nella stima e nell’audience degli sportivi, mai una partita di Lega Basket potrà avere il medesimo numero di tifosi o di spettatori di un match di serie A.

Peraltro, dopo l’ingresso delle pay-tv nel mondo calcistico, gli orari delle partite sono spalmati sull’intera domenica, oltreché il sabato ed il lunedì, per cui è ovvio che un tifoso può non solo rimanere a guardare la partita della propria squadra, ma può tranquillamente godersi, anche, altri momenti sportivi.

Per tal via, il calcio non solo è un fenomeno sociale senza uguali, ma – in particolare – è un motivo di business come pochi altri nel nostro Paese, visto che, con l’avvento delle televisioni a pagamento, ogni evento sportivo costituisce un volano produttivo notevole.

Peraltro, gli orari delle partite di calcio sono organizzati in modo tale che gli altri eventi mondani, da quelli cinematografici a quelli teatrali, non possono non subire limitazioni, visto che – soprattutto – la classica partita della domenica in prima serata coincide con spettacoli di altro genere.

È chiaro che il calcio ha il suo fascino, che conserverà intatto nel corso dei prossimi decenni, dal momento che, oltre all’agonismo, esso riproduce la logica del campanilismo, tipica della nostra società sin dal Medioevo, per cui gli Italiani continueranno, senza dubbio, a preferire una partita a qualsiasi altro evento ludico o spettacolare nella stragrande maggioranza dei casi.

È ovvio che un tale seguito di spettatori merita uno spettacolo all’altezza ed, in particolare, quello delle squadre di club e della Nazionale, a livello internazionale, può e deve migliorare, perché è giunto il momento che noi Italiani si vinca come già succedeva ai tempi d’oro, ma questa è già un’altra storia.

 

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.