Milva e Milly

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Articolo e disegno di Fabio Buffa

Milva e Milly

Subito dopo il 23 aprile (giorno della scomparsa di Milva) abbiamo letto e ascoltato i paragoni che ormai da decenni vengono fatti con Mina, Ornella Vanoni e Iva Zanicchi. Questi sono i nomi che si citano quando viene chiesto quali siano state le più grandi cantanti italiane di tutti i tempi. E tra queste chi è la migliore.

Però Milva stessa (con un pizzico di malizia) in un’intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud nel Novembre del 1995, sollecitata sui suddetti paragoni, disse provocatoriamente: “Mina non fa la cantante, fa la madre e la nonna, la sua è stata una scelta di abbandono totale dalle scene, e chi lascia le scene e il pubblico non è più artista”. Secondo Milva l’arte è darsi al pubblico e l’artista è chi riesce a trasformarsi, a perseguire progetti diversi tra loro. Proprio leggendo e acoltando queste parole e studiando in modo attento la carriera e la personalità poliedriche di Milva, ci si accorge che  è stata l’erede artisticamente naturale di Carla Mignone, in arte Milly.

Milly era nata ad Alessandria nel 1905 e, come la “Pantera di Goro”, ha vissutto un’adolescenza caratterizzata da problemi economici tali da spingerla ad esibirsi per guadagnare. Milva iniziò come cantatnte, Milly come attrice di teatro leggero. Entrambe hanno incarnato in un unico corpo i ruoli di attrice, di cinema e teatro, presentatrice e, appunto, interpreti di canzoni. Sia Milly che Milva sono passate del genere disimpegnato a quello qualitativamnete elevato con grande umiltà e naturalezza. E tutte e due hanno girato il mondo (Francia, Germania, Stati uniti….) riscuotendo ovunque successi.

Poi esiste un nome che lega queste due grandi artiste: Giorgio Strehler. L’artista alessandrina ebbe  nel regista friulano (ancora giovanissimo) un punto di ripartenza importane per la propria carriera, dopo un periodo artistico caratterizzato da delusioni e demotivazioni. Milva ebbe in un Giorgio Strehler già famoso e maturo, un pigamglione capace di renderla attrice vera. Sia Milly che la “Rossa” sono state “Jenny delle Spelonche”, nell'”Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht, sotto la regia di Strehler.

Non solo, ma Milva e Milly hanno entrambe collaborato con i più grandi cantautori italiani degli anni sessanta e settanta. Anche nella personalità si assomigliavano: sapevano alternare fragilità e carattere deciso e graffiante con una passionalità che arrivava al pubblico in modo dirompente. Ed entrambe hanno dato tutto all’arte dello spettacolo fino al limite delle proprie possibilità fisiche: Milly, fino al settembre del 1980, poche settimane prima di morire; Milva fino al 2010, quando già la propria salute la metteva fortemente in difficoltà.

Milva e Milly, forse le artiste italiane più complete di tutti i tempi. 

Il Domenicale News

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