Centenario del genocidio armeno: Roma dedica una mostra

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Era la notte del 23 aprile 1915, si era in piena Prima guerra mondiale. Quella notte di ormai quasi cento anni fa iniziava l’orrendo e sistematico sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano. L’obiettivo dei Giovani Turchi – organizzazione nazionalista nata all’inizio del XX secolo – era quello di creare uno stato nazionale turco, sul modello dei nuovi paesi europei nati nell’Ottocento. Creare dunque la Turchia dalle ceneri dell’ormai squassato Impero ottomano e unirla con il mondo turcofono dell’Asia centrale (il Turkestan). Il primo passo era la nascita di un nuovo Paese abitato soltanto da turchi, quindi da musulmani. Le popolazioni cristiane, che per secoli si erano organizzate all’interno della ‘Sublime Porta’ in diversi millet (comunità religiose e nazionali) dovevano, dunque, sparire dal territorio. Tra queste vi erano gli armeni, uno dei primi popoli in assoluto a dichiarare il Cristianesimo religione ufficiale del proprio Paese, nell’anno 301.

Il genocidio del 1915 iniziò, però, a molti chilometri di distanza dall’Armenia storica: nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli (l’odierna Istanbul).
L’operazione continuò nelle settimane seguenti e nel giro di un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e giustiziati lungo la strada. Il massacro andò poi avanti, in modo sistematico, più a Oriente, nelle terre abitate da millenni dal popolo armeno. Gli uomini, generalmente venivano uccisi nelle loro stesse case o comunque nelle zone limitrofe ad esse mentre donne e bambini furono deportati attraverso delle vere e proprie ‘marce della morte’ verso il deserto siriano, durante le quali furono lasciati lentamente morire di fame e di sete.
ListenerFu quello che gli armeni successivamente chiamarono il “Medz Yeghern” – il “Grande Male” – che provocò la scomparsa di oltre un milione e settecentomila persone, su una popolazione totale di poco più di due milioni.
Il governo turco a tutt’oggi continua a rifiutare di riconoscere le responsabilità del proprio popolo in merito a questa vicenda, al contrario, invece, dei venti Paesi che hanno riconosciuto il genocidio. Tra questi c’è anche l’Italia, che attraverso una risoluzione del 15 novembre 2000 della Camera dei deputati si è ufficialmente schierata dalla parte del popolo armeno. In occasione del centenario del genocidio, dallo scorso 6 marzo è stata allestita a Roma una mostra presso il Complesso Monumentale del Vittoriano che fino al prossimo 3 maggio si presenterà al pubblico – con ingresso gratuito, tutti i giorni dalle 9,30 alle 18,30 – come un lungo viaggio a ritroso nei contributi, nelle contaminazioni e nel patrimonio di una popolazione che per decenni è stata sfregiata dalla bestia nera dell’oblio e del più totale silenzio.

Pietro Simonetti

Nato a Napoli nell’agosto dell’Ottantatré, cresciuto attorno al rione San Paolo di Casoria a pane, pallone e musica rock. Dopo la maturità scientifica conseguita col minimo dei voti cambia decisamente rotta laureandosi in Storia con centodieci. Oltre al Napoli, ama tutto ciò che riguarda libri e dischi. Da sette anni padrone di un meticcio di nome Polly che lo ha avvicinato tantissimo al mondo dei cani e degli animali in genere. Vive sognando, in particolare girare il mondo in camper con la sua Anna, e parlare, un giorno, di fuorigioco e tattica con suo figlio allo stadio, oltre, ovviamente, a crescere sempre di più nel campo del giornalismo…ma non solo.