Chi ha paura dell’ISIS?

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Nelle ultime ore il nostro Paese sente pericolosamente vicina la minaccia dell’ISIS ; il terrorismo a 300 chilometri da noi, la paura per quello che potrebbe accadere , il nostro Paese dichiarato ufficialmente nemico… Nella settimana scorsa è stata ricomposta la difficile congiuntura tra la Russia di Putin e L’Ucraina, con l’intermediazione di Hollande e Merkel. Il problema dell’ISIS, invece ,è sottovalutato, così come la tragedia giornaliera degli sbarchi sulle nostre coste, le vittime degli scafisti, la consapevolezza di essere impari ad un compito che ci assegna una responsabilità enorme, storica e morale. Abbiamo bisogno dell’aiuto, non solo economico ( anche quello insufficiente), ma soprattutto di sentire vicini i nostri partner europei ; dopo i fatti accaduti a Parigi e in Danimarca, dove hanno trovato la morte decine di persone che esprimevano il loro punto di vista ,attraverso la satira, su un Islam intollerante e violento, anche l’Italia è entrata ufficialmente nel novero delle nazioni “nemiche” dell’ISIS. Cosa fare? Il teologo Andrea Milano nel libro “ Quale verità “edito nel ’96, nell’ultimo capitolo anticipava i rischi che una società multietnica poteva correre in tema di intolleranza ; di fatto negli ultimi decenni abbiamo avuto una fortissima immigrazione, incontrollata ed incontrollabile. Il Medio Oriente si è trasferito in Europa : nel nord del nostro Paese, soprattutto nelle scuole , in ogni classe è presente una nutrita componente di religione islamica.

Molti si sono integrati e rappresentano un valido esempio di cittadini che collaborano al buon andamento dello Stato, alcuni si sono occidentalizzati e questo ha dato molto fastidio alla parte conservatrice ed integralista . La conferma con il caso francese: in questa nazione esiste il tasso più elevato di vera integrazione, terze e quarte generazioni di giovani nati e cresciuti in un paese libero e democratico, nelle grandi città e nella provincia. E proprio a questa fetta di Islam che si fa la guerra , al segmento che si è mescolato a noi e che ha dato origine ad una sana comunità multietnica. La pacifica convivenza e l’accettazione delle leggi e delle regole del paese ospitante fa perdere la radice integralista e questo rappresenta un pericolo, il vero problema è la paura della perdita di identità. La satira di Charlie Hebdo e di tutti coloro che si oppongono ad un Islam vendicativo e custode di falsa ortodossia fa il resto… Il mondo si divide tra interventisti e attendisti. Dopo l’ultimo video , truce e truculento, dell’uccisione di 21 cristiani copti, l’Egitto ha già sferrato un imponente attacco aereo. Renzi temporeggia, aspetta un pronunciamento dell’ONU e di attuare un intervento sinergico, sotto l’egida dell’Organizzazione. Tra l’altro, come sostiene Romano Prodi, ora abbiamo bisogno di ragionare sulla complessità della situazione in Libia, coinvolgere molti paesi, non agire individualmente. Ma l’ONU potrebbe tardare a prendere una decisione: tra l’altro noi non siamo membri permanenti , i paesi che decidono sono USA, Russia, Francia, Inghilterra e Cina. E quindi dobbiamo aspettare… ma nel frattempo l’angoscia cresce. Rispondere alla violenza con la violenza non è la strada giusta ; l’intervento militare tout court aggrega terrore a terrore , per arginare questa minaccia, anche mediatica, si potrebbe procedere con un pattugliamento delle coste del Mediterraneo da Gibilterra a Istanbul, coinvolgendo le altre nazioni europee che si affacciano sul “ mare nostrum”, in primis Spagna e Francia, con un ruolo importante nella missione per l’italia, che logisticamente è la nazione più esposta ad eventuali attacchi. La nostra Sicilia è in piena sindrome da accerchiamento, la Libia è solo a 300 km, le minacce dell’Isis seminano panico e generano un clima di inquietudine ; quando nacque la “ primavera araba” in paesi come la Libia, la Siria e l’Iraq eravamo tutti convinti che finalmente era avvenuto un risveglio delle coscienze, ma c’era un fuoco sotto la cenere, un fuoco malefico e perverso che ha bruciato e sta bruciando tutto nell’incendio del più bieco integralismo e con l’avanzata di questo manipolo di folli che alimenta l’esercito del novello califfato islamico. Non va assolutamente sminuito il pericolo che rappresenta la minaccia dell’Isis; anche durante la seconda guerra mondiale Hitler ebbe troppo campo libero, fu sottovalutata la sua politica aggressiva e solo quando arrivò, indisturbato, ad invadere mezza Europa gli USA si resero conto che stava minacciando anche loro e allora , solo allora, dopo milioni di morti ed efferate violenze, intervennero. La differenza tra i nazisti e l’ISIS è irrilevante: la violenza e l’odio razzista li accomuna, il dispregio per la vita, la follia collettiva e condivisa, una condizione di miseria economica, ma una sostanziale differenza c’è : i miliziani sono di nazionalità diversa, provengono da tutto il mondo, anche occidentale, sono come numero in continuo crescendo, difendono un Islam anacronistico e intollerante, non ammettono che ci possa essere , come voleva Maometto, un Islam di pace e fratellanza, ma soprattutto con loro è difficile attivare canali diplomatici, non c’è nessun ambasciatore del califfato islamico con il quale possiamo parlare. E questo che spaventa, sono dei nemici invisibili ed imprevedibili…

 

Gelsomina D'Anna

Tra scuola e fantasia, tra giovani e ricordi, tra innovazione e tradizione, tra torto e ragione, il cammino e le riflessioni di una donna sempiternamente alla ricerca della verità.