L’affare Tap: Di Maio mente o non sa leggere?

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di Andrea Carpentieri

Matteo Renzi aveva detto che, in caso di sconfitta al referendum di dicembre 2016, avrebbe lasciato la politica.

Non dando seguito a quanto promesso, Renzi ha mentito ai propri elettori, non ad altri: la presenza o meno dell’ex sindaco di Firenze sulla scena politica, una volta rassegnate le dimissioni da Presidente del Consiglio, era cosa che riguardava il PD (che non a caso ha pagato cara l’inversione a “u” del rignanese), era insomma un fatto di Partito.

Renzi, mentendo, o non facendo quanto preannunciato, si è comportato da bugiardo: spero che dire questo equivalga a soddisfare le richieste di obiettività, di imparzialità, di presa di distanze che tanto spesso sono rivolte a chi milita nel Partito Democratico

Fatto ciò, veniamo a Di Maio, e vediamo se anche altrove si sarà onesti intellettualmente, imparziali, obiettivi.

Di Maio ha dichiarato pubblicamente che il mancato completamento del gasdotto Tap comporterebbe per lo Stato l’obbligo di pagare «penali» per quasi 20 miliardi; ha chiarito che sbagliano i suoi colleghi pentastellini che negano esistano tali penali; ha sottolineato come le carte relative al gasdotto Tap siano consultabili soltanto da parte di chi sia Ministro dello Sviluppo economico, e che mai ad esponenti del M5S le avrebbero mostrate gli ormai famigerati “quelli che c’erano prima”.

Proviamo a fare chiarezza sulla base delle foto qui allegate.

In primo luogo, una parlamentare del M5S, durante la passata legislatura, aveva presentato richiesta di accesso agli atti, ricevendo le risposte richieste: nessuna trama occulta, nessun documento segreto, nessun ostruzionismo nei confronti dei parlamentari grillini. Andiamo avanti.

Nel corso del mese di settembre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico (toh) metteva su carta il fatto che uno stop alla costruzione del gasdotto Tap potrebbe portare a richieste di risarcimenti, non che comporterebbe l’obbligo di pagare penali.

Le carte che allego dimostrano chiaramente che Di Maio si è comportato da bugiardo, in quanto ha affermato cose non vere: oppure, altra ipotesi che rimane sul tavolo, Di Maio non sa cosa sia una penale, legge carte per tre mesi senza capire nulla, non sa leggere.

In un caso o nell’altro, mi rimetto alla proverbiale onestà intellettuale dei pentastellati: i vostri decennali discorsi sull’onestà sono compatibili con un vicepremier, capo politico e ministro palesemente bugiardo? I vostri decennali discorsi sulla competenza e sul merito sono compatibili con un vicepremier, capo politico e ministro incapace di capire carte lette per tre mesi?

Renzi mentì ai suoi, Di Maio ha mentito agli italiani in quanto ha parlato da ministro: può ancora restare là, o non è piuttosto il caso di pretendere che un bugiardo (o un incapace) vada a casa?

Secondo me, fra l’altro, la somma sparata non è per nulla casuale, ma è stata affidata a telecamere e microfoni in maniera perfettamente consapevole: la cifra di 20 miliardi potrebbe portare un lettore semplice e sprovveduto a pensare che le presunte penali equivarrebbero, più o meno, a dover dire addio al superamento della Fornero e al reddito e alla pensione di cittadinanza in un sol colpo.

«Cosa dici, popolo sovrano? Vuoi che mantenga le promesse mie e di Dibba sul gasdotto? Va bene, però sappi che ci sono le penali, e se le pago, poi, niente riforma pensioni, né vedrai reddito e pensione di cittadinanza»: ecco, Di Maio ha provato a coprire più o meno con questo ragionamento le proprie menzogne, le promesse mancate, il tradimento degli elettori pugliesi.

«P.S. Qui, dal minuto 3.12, le parole di Di Maio alle quali mi riferisco.

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Andrea Carpentieri

Andrea Carpentieri è dottore di ricerca in filologia classica, ed ha al suo attivo diverse pubblicazioni nell'ambito degli studi di letteratura latina. Ex agonista nel karate, ha avuto la fortuna di vincere trofei e medaglie nazionali ed internazionali nella specialità del kumite (combattimento). Che si tratti di letteratura, lingue vive o morte o arti marziali, ogni giorno prova ad insegnare, cercando però, soprattutto, di continuare ad imparare.