Il Pd riparta

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È evidente che la notizia del giorno sia costituita dall’incontro, tenuto presso il Teatro Augusteo, da Antonio Bassolino insieme ai suoi supporters, a dimostrazione del fatto che la vicenda delle primarie napoletane non sia, certo, conclusa con l’esclusione dell’ex-Sindaco dall’agone delle candidature.
Bassolino, oggi, interpreta non solo il suo disagio personale, essendo stato sconfitto in occasione di una competizione molto opinabile, quanto al rispetto formale delle regole, ma in particolare egli ora è il corifeo di un’intera area politica, che vive un forte sentimento di avversione nei confronti di Renzi e del renzismo, avvertiti sempre più come un tumore da rimuovere.
Appare ovvio che Bassolino, se non sarà mutato l’esito delle primarie, a seguito dei suoi ricorsi alla Commissione di Garanzia, non potrà non decidere di correre sotto un vessillo civico, creando di fatto al PD nazionale un ulteriore fattore di difficoltà, visto che, a quel punto, la candidata ufficiale, la Valente, rischierebbe, per davvero, di non arrivare neanche al ballottaggio.
In tal caso, verrebbe sancita una frattura, che diventerebbe un caso nazionale e non semplicemente napoletano, visto che la dinamica partenopea si sta riproducendo in moltissime parti d’Italia, con gli ex-Comunisti del PD in sofferenza autentica rispetto alle strategie di un partito, che ha cambiato il suo dna ideologico, assai repentinamente, nel corso degli ultimi due anni.

Matteo Renzi

Il PD renziano è cosa, profondamente, diversa da quello di Bersani e, finanche, da quello di Veltroni, perché è evidente che esso sia divenuto un mero contenitore di potere, costretto a non essere coerente con i propri propositi ideali, a causa delle continue mediazioni con gli uomini della Destra berlusconiana e con l’Udc, che costituiscono il vero nucleo di indirizzo dell’Esecutivo odierno.
La presenza della vecchia classe dirigente costituisce, certo, un freno per l’ascesa di Renzi, che ha bisogno di un gruppo interno che sia, non solo per età, molto più compatibile con i suoi desiderata e che sia uno strumento placido di gestione del partito, in verità assai più agevole per chi, come lui, non gode più del consenso, finanche mediatico, di un tempo. Eliminare, però, la vecchia dirigenza in cambio di una nuova, che mancherà sicuramente in esperienza e saggezza politica, costituisce una scommessa velleitaria, che lo stesso Renzi potrebbe non vincere.
In politica, come nella vita professionale e di relazione, la vera difficoltà è riuscire ad aggregare intorno a sé forze, anche eterogenee, allo scopo di ampliare il consenso e di allestire una rete di contatti, che sono fondamentali per i propri uffici istituzionali.
Orbene, in questo delicato momento storico, sembra invece che Renzi si stia divertendo a realizzare l’esercizio opposto, perché sta creando una serie di rotture intorno e dentro il PD, che non lo aiuteranno, perché l’emorragia di ceto politico, che egli produce coscientemente, si tradurrà ineluttabilmente in minor consenso, quando si andrà al voto, auspicabilmente nella ancora lontana primavera del 2018.
Renzi si diverte nell’allontanare dal PD e nel rottamare pezzi importanti della recente storia italiana, come se la sua ansia prioritaria fosse quella di sentirsi effettivo padrone di un partito, che ovviamente non sente ancora suo, distruggendo tutto ciò che renziano, in senso stretto, non lo è affatto e non lo sarà mai.
È, naturalmente, un atteggiamento che non possiamo non criticare, perché lo porterà ad un progressivo isolamento, a fronte della nascita di un nuovo gruppo dirigente, che peraltro potrebbe non avere le medesime qualità di quello, di recente, fragorosamente rottamato.
Gli conviene agire in questi termini?
Crediamo che la strategia renziana sia improvvida e che determinerà un altissimo prezzo politico, ma non possiamo – invero – non rimanere in attesa degli sviluppi, sapendo bene che, in politica, gli strappi – a volte – comportano conseguenze ben peggiori dei mali che, pure, vorrebbero sanare.

 

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.