Il sesso…qualcosa di cui vergognarsi?

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di Alessandra Hropich – Immagine di Milo Manara

Potrei scrivere interi capitoli sull’argomento sesso. Gli italiani tanto ne parlano, tanti lo vivono anche in modo clandestino mentre considero grave solo il vergognarsi poi di parlarne privatamente come fosse  un qualcosa di immorale.
Tanti uomini li incontro come spavaldi anche di persona, non sembra, questa, di certo, un’ epoca per timidoni eppure, molti ancora si vergognano a parlare di sesso.
Ho dedicato diversi articoli alla trasgressione,
all’ amore e alla giusta voglia di sentirsi vivi di ogni essere umano, questi sono gli argomenti che tratto perché legati al benessere psicofisico di cui ho grande cura.
Cosa può significare invece il vergognarsi del proprio desiderio di vivere il sesso da rifiutarsi persino poi di parlarne in privato con un’ amica?
Sicuramente chi vive un disagio di natura sessuale tende poi a vergognarsi, rifiutando un dialogo
sull’ argomento.
La vergogna è un qualcosa di caratteriale, è indubbio ma può nascondere molto disagio.
Ho scritto diverse volte pezzi su un mio vecchio amico, molto spavaldo in una chat ma insicuro poi nella realtà. Infatti tutte le frasi a sfondo sessuale che mi ritrovavo scritte da un tale che ritenevo amico non corrispondevano al suo vero modo di essere ma la chat è fatta per ingannare perché uno può scrivere ad
un’ amica ed eccitarsi da solo sul momento senza che
l’ altra lo sappia, la chat è adatta a chi vuole nascondersi.
Leggendolo, ritenevo che il mio amico fosse un normale corteggiatore come tanti, decisamente espansivo mentre nascondeva altre finalità che non rivelava.
Ricevere commenti di natura sessuale, per me, non è mai stata una novità mentre sapere di un Tizio che provava a vivere il sesso mentre mi scriveva, questa si che fu una novità assoluta, non era mai capitato prima  di incappare in una situazione che non avevo capito sul momento.

Poi, come un puzzle, ho capito molto e ricostruito la vicenda attraverso alcuni racconti, ho saputo che davvero quel mio amico spavaldo solo in chat, avesse vissuto una crisi coniugale, ho saputo cosa facesse come lavoro da giovane, come lo descrivono gli altri, sicuramente confermando una sua tendenza alla chiusura, ovviamente ho saputo molto ma senza mai raccontare nulla del mio vecchio amico né delle frasi che mi ritrovavo scritte nella chat.

La vita è una severa maestra per tutti ma, per chi, come il mio vecchio amico che fu, non sa andare oltre adattandosi a lei, tutto riesce più difficile.
Le persone rigide soffrono molto di più delle altre e la loro inflessibilita’ è causa di malessere psicologico e fisico.
La chat rappresenta una triste alternativa alla voglia di vivere situazioni nel reale, nella chat, ognuno sa di potersi vantare di cose inesistenti, salvo poi sparire appena qualcuno ti mette in difficoltà.
Uno psicologo da me  intervistato, ha parlato di chat come di qualcosa di adatto alla millanteria tipicamente maschile.
Millantatore è colui che vanta sè stesso sia come posizione sociale sia scrivendo le sue (presunte) performances sessuali. La chat serve (ahimè) per ingannare.
Ed infatti, proprio colui che mi voleva far intendere di essere un professionista sul punto di mettersi in proprio e dai prossimi incarichi importanti, poi ho scoperto essere si anche un professionista ma senza un proprio studio e soprattutto alle dipendenze di una società in cui iniziò dal livello più basso.
Ecco cosa nasconde il virtuale ma non è difficile poi scoprire come stanno realmente le cose.
Mentre il livello sociale era irrilevante per me perché non giudico mai le persone in base al ruolo, considerai tuttavia come uno sgarbo la fuga di quel finto spavaldo.

Il racconto del mio amico virtuale altro non è che la narrazione di una vicenda che dapprima presi in malomodo, non mi spiegavo il motivo per cui, proprio un’ intellettuale, una scrittrice molto impegnata  nel sociale ed apprezzata come me, fosse stata confusa con una bambola oggetto di desideri di un uomo che cercava emozioni in una chat ( dal momento che le aveva del tutto dimenticate ormai).
Il tempo cura?
Non direi. Il tempo cura solo se hai le giuste spiegazioni.
Le ho avute quelle spiegazioni richieste anche se non dal diretto interessato che comunque continua a vivere sotto lo stesso tetto con una donna a cui è unito dalla comune sofferenza di non essere divenuto genitore, sofferenza e senso di inadeguatezza che lui chiama oggi “abitudine”.

Quindi oggi mi sento molto più tranquilla perché ho ricostruito il tutto, una scrittrice di storie vere vive ricostruendo la realtà, i miei libri raccontano la verità e non le favole.
Ma quello che ancora oggi ritengo inquietante è il provare vergogna di sé stessi, di ciò che una persona scrive in una chat in momenti di eccitamento sessuale ma che poi avrebbe voluto cancellare come fossero cose immorali.
Ma non è vergognoso eccitarsi, lo è se temi poi il giudizio altrui, se ne può parlare, tutto ha una spiegazione.
Non a caso, prima di eliminarsi senza risposte dai miei contatti, il mio amico virtuale mi disse: “Non scrivere nulla, nemmeno in forma anonima, sai, facebook è un tritacarne!”

Un tritacarne? Non direi dal momento che il diretto interessato lo utilizza anche oggi per scrivere complimenti talvolta al miele alle signore perfette sconosciute dei suoi contatti, evidentemente facebook non lo considera poi così tanto sconveniente come disse.
Di tutta questa vicenda, lo ripeto, ho tristemente appreso la vergogna di una persona che  aveva parlato di sesso a me in privato.
Prima uno scrive frasi erotiche e poi lui stesso se ne vergogna?
Se la chat è adatta alla mente maschile perché si può millantare, non è molto maschile però il vergognarsi di aver scritto frasi cercando di vivere il sesso sul momento.
Non è vergognoso il fatto di essere impotente o pervertito, trovo grave ed inquietante invece il vergognarsi di sé.
Ogni uomo ha i suoi problemi, talvolta legati anche
all’ età ed io mi pongo come amica e confidente, quasi nessuno manifesta a me chissà quali timori ed in genere si raccontano senza imbarazzo.

Per una come me che scrive di tutto, raccontare il sesso è raccontare una parte importante della vita.
Chi mi chiede di non raccontarlo, mi chiede di aiutarlo a vergognarsi di sé. Rispetto rigorosamente l’ anonimato ma non mi si può chiedere di diventare parte del problema che una persona ha e continuerà sempre ad avere.

È molto vergognoso il defilarsi per evitare di dare una qualsiasi banale spiegazione, non è vergognoso parlare di sesso.

Senza amore si vive indubbiamente male.
Senza sesso, si cade in una sorta di depressione e questo, ciascuno deve evitarlo.
L’ ansia è generata dal timore dell’ essere giudicati, tanto tutti siamo oggetto di critiche, come il mio amico di cui ho parlato in questo mio pezzo, giudicato anche lui da qualcuno come persona strana perché ermetica.
E allora a cosa serve essere chiusi se poi comunque qualcuno poi giudica lo stesso?
Tanto vale vivere, senza troppi pregiudizi.

Chi vuole vivere bene non deve vivere di ansia né di timore, la vergogna di sé è una grande mancanza di opportunità nella vita.
Trovo davvero di poca apertura mentale il preoccuparsi del giudizio da parte della gente sui nostri desideri di natura sessuale. La chiusura mentale causa ansia, il giudizio altrui, idem.
Ma io scrivo soprattutto come vivere bene e senza troppi patemi d’ animo.
Anche perché la vita è la nostra e nessun giudizio altrui può cambiarla.

Parola di Alessandra Hropich
Per informazioni sul libro dedicato alla felicità:
https://www.youcanprint.it/la-felicita-ve-la-do-io/b/62150c3f-b50b-5a3d-a224-ed8dd9c9c6b1

Alessandra Hropich

Scrittrice e Pubblicista. Esperta di tematiche sociali, Relatore, Opinionista. Mi occupo di Comunicazione aziendale, Istituzionale e politica. All' Avvocatura ho preferito la Comunicazione perché adoro raccontare la realtà, fatti rigorosamente veri.