Gli occhi della tigre

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Stasera si torna ad ascoltare quella musichetta che tanto ci piace. Ogni volta abbiamo provato a realizzare imprese, senza mai sentirci realmente all’altezza della situazione. Invece, il fatto che la partita di stasera pare (e deve) essere irrilevante ai fini della qualificazione, ci dà idea del livello che il Napoli ha raggiunto.
Molti storceranno il naso, penseranno che siamo fessi al punto da vincere stasera e perdere punti con Genk e Salisburgo fino a rischiare di arrivare terzi nel girone. Se così dovesse andare, sarebbe solo colpa nostra. È proprio questo il punto. Non deve essere altro che un discorso primo-secondo posto, a partire da stasera.
Il resto sia automatico, si passi il girone, lasciateci sognare davvero. E il fatto di poter, e dover (repetita iuvant), arrivare agli ottavi dopo un girone agevole, deve essere l’ultimo tassello di quella consapevolezza che ci è sempre mancata. Perché nessuno vuole vedere in campo il Napoli della stagione passata contro l’Arsenal. O quello dei primi 60 minuti allo Stadium. Perciò, la partita di stasera non sarà decisiva, non potrà esserlo, però è necessario vedere in campo l’atteggiamento giusto, gli occhi della tigre.
Quelli sono i campioni in carica, ma temerli e giocare impauriti, cercando di difendere qualsiasi risultato, non ci darebbe alcun vantaggio. Lo abbiamo provato sulla nostra pelle così tante volte, che le ferite non fanno quasi più male. E allora ci vuole una bolgia, che trascini questa squadra ad imporsi, a sapere quanto è forte senza alcun timore reverenziale. Una bolgia come lo eravamo fino a qualche anno fa, prima delle spaccature interne alla tifoseria.
Prima che due foto, due di numero, di otto piedi sui sediolini (otto su trentaduemila), diventassero l’ennesimo motivo di scontro per chi è più civile, per chi è più tifoso, per chi ha l’organo genitale più lungo. Sta tutto lì. Ma anziché guardare a questo, guardate il campo, guardate quella maglia, e sostenetela. I telefonini, lasciateli a casa, spegneteli. Oppure, se proprio volete usarli, se volete passare il tempo a borbottare a ogni errore, a inveire contro Insigne e Mario Rui al primo passaggio sbagliato, fate un favore a questa squadra, a voi stessi, e al resto del pubblico. State a casa. La musichetta sarà già pronta a quest’ora. La aspettiamo. Per far tremare lo stadio, e i campioni d’Europa.
Danilo Cappella

Sono un ingegnere aerospaziale di 28 anni, appassionato di lettura, viaggi e malato del Napoli e di Napoli. La passione per la scrittura e per i viaggi mi ha permesso di aprire la mente, di non avere pregiudizi, di considerare la vita in maniera non convenzionale, e di immaginarla come un immenso viaggio tra le culture di ogni parte del mondo.