Quanto inquina la carne: consumi eccessivi ed effetti sull’ambiente

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di Alessandro D’Orazio

La produzione ed il consumo di proteine animali sono aumentati drasticamente nel corso degli ultimi anni, generando effetti sia sull’ambiente che sulla nostra salute. In particolare il consumo di carne sta crescendo esponenzialmente in relazione non solo all’aumento della popolazione, ma anche al reddito medio individuale.

Tale crescita dei consumi non è tuttavia equamente distribuita nel mondo. In molte nazioni ad alto reddito, infatti, è statica o persino in calo: alcune, come il Regno Unito, hanno già raggiunto il picco massimo di acquisto e stanno ora entrando in una fase discendente. Nei Paesi ancora poveri, invece, il consumo di carne è rimasto basso e stabile, ma è in quelli emergenti e a reddito medio, come la Cina e altre nazioni asiatiche, che il fenomeno è in forte aumento: la scelta cade soprattutto su pollame e maiale.

Secondo alcune proiezioni delle Nazioni Unite, entro la metà del secolo il consumo globale di carne aumenterà del 76%: il consumo di pollo raddoppierà, quello di manzo crescerà del 69% e quello di suino del 42%.

Relativamente agli effetti prodotti sull’ambiente, l’allevamento di animali da macello è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica (anidride carbonica, metano, protossido di azoto).

Inoltre, aspetto forse meno citato, il settore è responsabile della perdita di biodiversità, perché foreste e aree incontaminate cedono il passo a terreni a uso agricolo, in cui coltivare mangimi da destinare al consumo animale. Tutto ciò ha ovviamente un impatto deleterio anche sulle risorse idriche: quasi un terzo del consumo d’acqua nelle attività umane è impiegato per l’allevamento di animali da carne, senza considerare le cattive pratiche che finiscono con l’inquinare le falde.

Un consumo eccessivo di carne rossa, inoltre, aumenta il rischio di cancro del colon-retto e quello di eventi cardiovascolari. Motivi, quindi, tutti validi ad evitare di cibarsi troppo frequentemente di questo genere di alimento.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.