Governo Draghi e parabola 5S: ascesa e declino del Movimento anti-casta

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di Alessandro D’Orazio

Il governo Draghi ha trovato finalmente compimento con una lista di ministri provenienti da vari schieramenti politici, a cui è stata aggiunta una sostanziosa dose di tecnici. Quello che più colpisce di tutta questa travagliata vicenda (nata, come si ricorderà, dalla volontà di Italia Viva di non voler proseguire l’esperienza all’interno della compagine “giallo-rossa”) è rappresentata, però, dal lento declino del vero protagonista dell’esecutivo, vale a dire il Movimento 5 Stelle.

Un movimento che già dopo le dimissioni di Luigi Di Maio come capo politico e il passaggio dall’alleanza con la Lega a quella col PD, aveva messo in luce una serie di evidenti contraddizioni, oltre ad un numero crescente di dissidenti interni; l’ultimo dei quali è stato il dimissionario Alessandro Di Battista, nella cui figura è probabilmente sintetizzata la parabola discendente che sta attraversando il M5S in questi ultimi anni.

L’era dei meet up e dei Vaffa day è ormai un ricordo lontano. Il passaggio dalla piazza ai palazzi del potere è stato forse il vero problema che ha segnato il movimento. Nel corso dell’ultimo decennio infatti le promesse e i proclami urlati dai palchi sono stati tanti e diversi, ma quanti sono stati realmente mantenuti? Chi avrebbe dovuto aprire i palazzi del potere “come una scatoletta di tonno” si è dovuto scontrare con le rigide strutture organizzative dei partiti, anch’esse retaggio di quella impostazione del potere tanto biasimata quanto reale. 

“Il partito ha un gruppo di poche persone che decide tutto per tutti, le liste elettorali, le nomine, i programmi, i supporti elettorali nelle diverse città. Nel Movimento invece il potere si esercita dal basso e si trovano tutti i modi per garantire la trasparenza e la condivisione delle scelte tra gli iscritti”, affermò Gianroberto Casaleggio. Ma a questa acuta riflessione si è risolutamente contrapposta la realtà di tutti i giorni, fatta di difficoltà e scontri: dal dibattito sull’efficacia del Reddito di Cittadinanza al drammatico caso dell’Ilva di Taranto (definito da molti il “funerale politico del M5S”).

Alla fine dei conti l’impressione più nitida è che il frequente cambiamento di pelle del movimento non abbia prodotto nè la distruzione della tanto vituperata casta, nè il perseguimento degli antichi ideali su cui i 5S costruirono le loro più grandi fortune.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.