Se è reato aiutare il prossimo…

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di Rosario Pesce

Il diritto penale – come qualsiasi altra costruzione dell’Uomo – è ovviamente destinato a mutare nel tempo, sia in aspetti meno essenziali, che in quelli fondamentali, che interrogano in primis la nostra coscienza.

Peraltro, se è vero che il diritto nasce per regolamentare lo stato di natura, è altrettanto ovvio che le leggi positive debbano salvaguardare il valore della vita, che appunto sarebbe messo in serio pericolo, se i rapporti fra gli uomini fossero lasciati al mero ambito delle relazioni di forza fra singoli individui.

Orbene, l’ultima norma approvata – quella che fissa come reato il salvataggio di persone in mare – non può che interrogare le coscienze umane, oltreché le conoscenze dei giuristi, che in futuro dovranno decidere se una tale legge è costituzionale o meno.

È ridondante sottolineare che i flussi migratori – sia per colpa dei Governi precedenti, che della stessa Europa – non sono stati disciplinati adeguatamente negli ultimi anni, per cui moltissimi Italiani simpatizzano con coloro che vorrebbero imporre una linea autoritaria, come quella che trova plastica espressione in una norma siffatta.

Ma, se si mette da parte l’emotività e si ragiona, è chiaro che diviene molto opinabile il fatto che il Parlamento abbia introdotto come reato ciò che risponde alla sensibilità comune: aiutare il prossimo che è in difficoltà, tanto più quando questi rischia di morire.

Il percorso è, però, molto articolato e complesso: il Governo, che con il voto di fiducia ha imposto al Parlamento una simile legge, gode del consenso della maggioranza degli Italiani e parlare solo di immigrazione porta consenso a chi ha voluto fortemente una siffatta svolta, anche perché – per un luogo comune molto diffuso – si associa lo straniero al criminale tout court.

Ed, allora, chi è contrario ad una simile impostazione cosa deve fare?

Forse, aspettare tempi migliori, in attesa che le cose mutino nella società e tra gli scranni parlamentari?

Frattanto, quanti bambini, quante donne, quanti uomini perbene moriranno nel Mediterraneo in attesa di un aiuto e di un soccorso che non potranno loro essere più dati?

Forse, la società dell’amore e del mutuo soccorso si è trasformata in quella dell’odio e della violenza verbale?

Forse, siamo solo in presenza di un rigurgito di malcelato nazionalismo, che a breve cesserà?

Certo è che chi, ancora, non ha perso l’uso della ragione non può che sperare che la Consulta o, eventualmente, un referendum abrogativo possano cancellare una norma, che va contro lo spirito di umanità, che appartiene da millenni alla civiltà occidentale, tanto a quella laica quanto a quella cristiana.

D’altronde, Maria e Gesù, tanto invocati da chi ha voluto la legge, erano loro stessi migranti – come tutti gli Ebrei dell’epoca – non amati dai Romani che occupavano la bellissima terra di Palestina.

 

 

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.